lunedì 6 dicembre 2010

riceviamo e pubblichiamo

Dopo l’inaugurazione del complesso di Betlemme del Sacro Monte di Varallo ad ottobre, l’ente regionale che cura la conservazione del complesso propone tre appuntamenti natalizi. Al centro vi è ancora Betlemme, con le sue quattro cappelle restaurate, grazie alla Compagnia di San Paolo e alla Regione Piemonte.

Varallo custodisce l’esatta copia della basilica inferiore della Natività di Betlemme in Terra Santa, che ingloba la grotta in cui nacque Gesù; identico il vano spaziale, la grotta con l’altare, lo spazio contiguo, le due scalette laterali, la porta strombata in marmo superiore. Ma c’è di più. Lo spazio è riempito dalle immagini di Gaudenzio Ferrari, statue in terracotta a grandezza naturale e pitture che raccontano la Nascita, l’Adorazione dei Pastori, l’Arrivo dei Magi e la Circoncisione. Un grande presepe voluto dai francescani all’inizio del ‘500.

Il tema natalizio, tra arte e fede, è al centro delle riflessioni proposte dalla Riserva. Si va dal Natale biblico, nella Betlemme storica e in quella di oggi, alla raffigurazione artistica del Natale al Sacro Monte, alla riflessione sull’attualità del messaggio della Nascita, per chi crede e chi non crede.

Previste anche due visite guidate artistico-religiose.

Venerdì 17 dicembre

Nella Basilica del Sacro Monte, alle 21, l’appuntamento di esordio è musicale, con il concerto per l’Avvento dell’ Ensemble Carlo Coccia di Novara (brani di Haendel, W.A.Mozart, G.B.Pergolesi), grazie al supporto della Regione. Alla Basilica è garantito l’arrivo in funivia da Varallo, anche in caso di neve.

Sabato 18 dicembre

Al Sacro Monte, presso la Casina d’Adda, alle 10.15 il frate francescano Giorgio Vigna, biblista, commissario di Terra Santa, parlerà di «Betlemme, luogo di nascita e di accoglienza (sempre a rischio) di Gesù», raccontando la vicenda storica e biblica, ma anche la Betlemme di oggi, territorio critico negli equilibri medio-orientali, e parlando del senso della presenza francescana in quei luoghi.

Il suo intervento si svolgerà in dialogo con Don Ermis Segatti, referente per la cultura e l’università nell’arcidiocesi di Torino.

Alle 11.15, Chiara Frugoni, medievista, studiosa di iconografia ed esperta della cultura francescana e della sua raffigurazione in immagini, parlerà del «Natale secondo san Francesco, dal presepe di Greccio al Sacro Monte di Varallo», raccontando la storia della invenzione e raffigurazione francescana del presepe fino al racconto (per una committenza francescana) inscenato da Gaudenzio Ferrari nella Betlemme di Varallo. La giornata si concluderà con la visita guidata al complesso di Betlemme (ore 12.45).

Sabato 8 gennaio

Al Sacro Monte, presso la Casina d’Adda dalle 10.15 alle 12.45, in un dialogo a tre con Don Ermis Segatti, interverranno un credente e un non credente attento ai temi della religiosità, rispettivamente Ernesto Olivero fondatore del Sermig, Arsenale della pace, e Salvatore Natoli, professore di filosofia all’Università Bicocca di Milano.

Ernesto Olivero, che con Betlemme e i francescani ha avuto un rapporto molto singolare, chiamato in causa come mediatore di pace quando, anni fa alcuni palestinesi sequestrarono i frati francescani custodi di Betlemme, tratterà del «La nascita di Gesù nel suo tempo e nell’oggi», attualizzando il tema e raccontando anche la sua esperienza di vita. Salvatore Natoli parlerà de «La nascita di Gesù tra memoria, tradizione e storia», con uno sguardo più attento alla storia e alle riflessioni etiche.

Alle 12.45 l’incontro si concluderà con la visita al complesso di Betlemme.

I tre appuntamenti sono organizzati dalla Riserva regionale, insieme con l’Amministrazione Religiosa del Sacro Monte e il Centro Libri della Parrocchia di Varallo.

Tra dicembre e gennaio saranno possibili altre visite guidate gratuite, a due voci, religiosa e artistica, ad opera della Riserva regionale e dell’Amministrazione religiosa del Sacro Monte, alle ore 10.50 (appuntamento davanti alla cappella dell’Arrivo dei Magi) domenica 19 dicembre e domenica 2 gennaio.

Per tutti gli appuntamenti è gradita la conferma della presenza:

Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo

Piazza della Basilica - Località Sacro Monte 13019 VARALLO (VC)

Tel 0163 53938 - Fax 0163 54047 - www. sacromontevarallo.eu - info@sacromontevarallo.eu

Il Sacro Monte è raggiungibile da Varallo in funivia, anche in caso di neve. Si raccomanda per la visita un abbigliamento caldo e confortevole e scarpe adatte.

FESTA SOLIDARIETA' 2010!!

martedì 26 ottobre 2010

sabato 16 ottobre 2010

Festa d'inizio attività

Domenica 10 ottobre tutti gli oratori si sono riversati in piazza. A San Mauro l'Unità pastorale ha festeggiato in piazza Gramsci con giochi e animazione.

Inizio attività ottobre 2010

Quindi c'è stata la Messa con il mandato ai catechisti e la presentazione dei cresimandi. E ora tutti in oratorio... Si parte.

martedì 21 settembre 2010

L'avis in Festa

Sostegno ai padri camilliani di Port au Prince (Haiti): un gesto di solidarietà per festeggiare i 40 anni della sezione Avis di San Mauro. L’anniversario è stato anche que-sto: 700 euro inviati ad Haiti. «Il sangue è vita, il sangue è come un sorriso: arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona!» re-cita il motto del gruppo sanmau-rese che dal 7 al 9 maggio scorsi ha tenuto varie manifestazioni. Sabato 8 due autoemoteche in piazza Mochino hanno permes-so a molti di compiere donazioni di sangue. La sera, nella chiesa di Pulcherada, sono stati ricordati i donatori defunti. Domenica 9 la giornata clou con la partecipazio-ne, tra gli altri, di Bruno Fattori e Aldo Villa (fondatori del sodali-zio), Marisa Gilla, che entrò a far parte dell’associazione nel 1970 a soli 17 anni.

lunedì 20 settembre 2010


Una quindicina di persone dell’Unità Pastorale di San Mauro Torinese, coordinate da don Ilario Co-razza e da suor Luisa Vettoretto, da un anno operano nel nuovo Centro d’Ascolto presso due sedi: la parrocchia di San Bene-detto (dove collaborano con il Punto d’ascolto telefonico Paf) e la parrocchia di Santa Maria di Pulcherada.

A San Benedetto continua l’attività del Paf, mentre a Santa Maria di Pulcherada tutti i mer-coledì dalle 9.30 alle 11.30 e dal-le 17 alle 19 il Centro d’Ascolto accoglie, ascolta e orienta le per-sone in diffi coltà, individuando i bisogni espressi e latenti, pro-ponendo progetti individuali che accompagninoe ciascuno verso possibili soluzioni.Viviamo una stagione di grande precarietà economica: ne sono colpite molte persone e famiglie, stranieri e non, che incontrano problemi di lavoro e integrazio-ne, inserimento sociale, solitu-dine, indifferenza.

Il Centro di Ascolto cerca di donare innanzi tutto l’accoglienza dell’ascolto, mettendo in atto quello spirito cristiano di fraternità che Gesù è venuto ad insegnarci e che tanto fatichiamo ad attuare.I volontari provano a rispondere alle richieste di aiuto mettendosi «in rete» con gli altri servizi del territorio, pubblici e privati, con altri gruppi di volontariato, in particolare con la San Vin-cenzo, la Caritas dell’Unità Pastorale e della Diocesi di Torino, la quale costantemente offre qualifi cati corsi di formazione e momenti d’aggiornamento. Con l’ausilio di queste associa-zioni e dei parroci don Ilario e don Claudio, il gruppo d’ascolto esiste per donare speranza, fi ducia e, magari, qualche solu-zione.

Luisa PILONE

sabato 18 settembre 2010

Chiara Luce "beata"


Nel corso di una Messa solenne sabato 25 settembre a Roma, presso il Santuario del Divino Amore, si terrà il rito di beatifi cazione di Chiara Luce Badano, presieduto da mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Anche l’Unità pastorale di San Mauro è in festa per questo avvenimento, particolarmente la parrocchia del Sacro Cuore (Sambuy) che qualche anno fa ha intitolato il suo oratorio proprio a Chiara.

Vale la pena di riscoprire le ragioni che indussero il Consiglio Pastorale a questa intito-lazione.La giovane Chiara Luce è mor-ta nel 1990. Sarà beatifi cata vent’anni dopo, un tempo molto breve, perché la Chiesa ha riconosciuto il grado ecce-zionale della sua santità nel-l’esperienza della malattia e dolore, che la portò a vette me-ravigliose. La fede nel dolore: è una ragione importante per ricordare Chiara, ma la nostra scelta di intitolarle l’oratorio di Sambuy aveva anche altre ragioni. Coglievamo qualcosa di fresco e di originale nella sua esperienza. Il suo percorso non sottolineava solo una perfezione personale, una santità individuale.

Coglievamo che dietro c’era un modo diverso di farsi santi, potremmo dire un modo di farsi santi «insieme». Insomma, guardavamo al suo modo di vivere la malattia e il dolore, ma capivamo che il suo modo di affrontarli santamente avevano radici nel «prima» della sua vita. Chiara stava nella sua vita da ragazza, tutta impregnata dell’esperienza di identifi carsi con amore con i suoi amici, con i compagni di scuola, con i ragazzi della parrocchia. Il farsi uno con gli altri per lei voleva dire condividere profonda-mente le esperienze degli altri, ma anche mediarle tutte con la presenza di un Gesù vivo e operante tra di noi. Ha saputo non solo cogliere la presenza reale di Cristo nella vita di ciascuno; ha sentito Cristo agire in lei e contemporaneamente in tutti i suoi amici, compagni di viaggio.

Dei numerosi episodi, bellissimi anche se sovente molto semplici, dell’amore con cui Chiara Luce amava ogni momento si parla molto poco, tanto che viene sovente ad-ditata come un modello per i giovani d’oggi quasi esclu-sivamente nel periodo della sua malattia. Ma così quale modello intenderemmo proporre? Sarebbe come dire che se i giovani vogliono farsi san-ti, devono sperare di morire anch’essi così? A noi interessa quello che sta dietro, interessa la vita quotidiana di Chiara, anche nei momenti precedenti la sua sofferenza. Così ci siamo resi conto che è proprio da quell’unità che aveva scoperto, da quella intensa spiritualità collettiva che cercava di vivere che è nato tutto: anche e soprattutto dalla scoperta di quel Gesù agonizzante in croce che lancia al Padre il suo grido «Dio mio, Dio mio parchè mi hai abbandonato?», che l’ha resa capace di certe vette assolute nella sua malat-tia. Senza l’unità nulla sarebbe stato così.

Ma non c’era solo questo, la sua santità non è spiegabile, e neanche capibile, se non la si vede nel contesto della vita dell’intera sua comunità, la parrocchia, ma anche dell’Opera di Maria, con la quale lei viveva il suo amore reciproco, generando il Santo in tutte le cose, anche le più quotidia-ne. Questo ci ha sempre affascinato e per questo l’abbiamo pensata come un modello assolutamente proponibile a tutti i giovani (e non solo): una santità di popolo in cui tutti, piccoli e grandi, possono raggiungere anche i più alti gradi di perfezione perché im-mersi in Gesù Cristo il Santo, presente fra di noi. Sportiva, giocava a tennis, amante della musica, giovane fra i giovani, e soprattutto piena della gioia di vivere. Un giorno scrisse: «Ho scoperto che Gesù abbandonato è la chiave dell’unità con Dio e voglio sceglierlo come mio sposo e prepararmi per quando viene. Preferirlo!».

È così che Chiara Luce divenne capace di «trasformare la sua ‘passione’ in un canto nuziale», soste-nuta dalla certezza di «esse-re amata immensamente da Dio». Ormai immobile nel let-to, disse «Ora che non ho più niente di sano, ho però anco-ra il cuore e con quello posso sempre amare, facendo solo la volontà di Dio nell’attimo pre-sente: stare al gioco di Dio», capace di dire «Per te Gesù, se lo vuoi tu, lo voglio anch’io». Su su, fi no a programmare in tutti particolari il suo funerale come una grande festa di nozze, compreso l’abito bian-co preparato con tanta cura, e dando come ultimo saluto alla mamma: «Ciao, sii felice perché io lo sono».Chiara Luce ebbe a dire: «I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, però vorrei passare loro la fi accola come alle Olimpiadi. Hanno una vita sola e vale la pena di spen-derla bene».

Queste ci parevano le ragioni, nel nostro pic-colo, per intitolarle l’oratorio di Sambuy, cogliendo il senso complessivo della sua vita, del-la sua spiritualità, che l’aveva portata a condividere l’esperienza di Chiara Lubich nell’Opera di Maria. Ad accompagnarci in questo viaggio sono stati monsignor Livio Maritano, il «suo» vescovo, che ne ha colto subito i tratti della santità, la vice postulatrice della causa, Maria Grazia Magrini, e il dott. Ferdinando Garetto, suo amico, che per primo venne a spiegare ai nostri giovani questa straordinaria fi gura. Li ringraziamo.

Roberto PORRATI