Tre iniziative del Tavolo della solidarietà delle associazioni e parrocchie di San Mauro. S'intitola «Quale lavoro? - Tre incontri aperti alla cittadinanza per riflettere sulla situazione attuale», il ciclo al via venerdì 8 aprile alle 20.30.
Nel primo dei tre appuntamenti presso il teatro parrocchiale San Benedetto di via Papa Giovanni XXIII interverranno Giancarlo Picco, presidente regionale dell'Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), Domenico Lobianco (sondacalista Cisl) e Daniele Vaccarino, presidente della Confederazione Nazionale Artigianato - modera Enrico Nada.
Venerdì 29 aprile, alle 20.30 presso il teatro Sant'Anna in via Monginevro 6, «Emergenza, formazione e politiche sociali» con Antonio Russo del Cisa di Gassino (Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale), Enzo Bertolotto (direttore Enaip Piemonte di Settimo Torinese), modera Emanuele Franzoso.
Giovedì 19 maggio alle 20.30 sempre al teatro Sant'Anna la serata dal titolo: «Disagio, cultura e comunità» con Luca Rastello (giornalista La Repubblica), prof. MArco Revelli (storico e sociologa), modera Enrico Nada.
lunedì 4 aprile 2011
sabato 12 marzo 2011
Un augurio agli «eletti»
Girando per la città siamo attirati tutti dai cartelli elettorali, che ci presentano dei volti di persone che si candidano ad essere eletti al Consiglio comunale. Forse per «deformazione professionale», uno dei collegamenti di idee che ci viene alla parola «eletto» ed «elezione» è l’elezione che Jawhè nel Primo Testamento fa nei confronti del popolo d’Israele. Riportiamo la definizione di «elezione» secondo il Nuovo Dizionario Teologico delle Paoline, a cura di Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich. L’alleanza degli uomini con Dio viene costantemente presentata come una «elezione: è Jawhè che ha scelto Israele come suo alleato e ne ha fatto un popolo a parte (Nm. 23,9). Dire elezione è come dire possesso, unione, intimità, amicizia, vera situazione di privilegio, che però non mette al riparo dai castighi (Am 3,2). L’elezione di Israele, il più piccolo fra tutti i popoli, è perfettamente gratuita (Dt 9,5) e libera (Ger18,2-6). L’unica spiegazione di essa è l’amore sovrano di Dio e la fedeltà alla promessa (Dt 4,37; 7,8;10,15); tuttavia non è capricciosa e irrazionale: è fatta per una missione da compiere per gli altri, secondo il piano di salvezza preordinato da Dio (Is 42,1; 49,7). L’alleanza è condizionata all’osservanza dei comandi di Dio. La situazione di popolo eletto, tutt’altro che dispensare dagli impegni morali, li suppone e li esige in modo più rigoroso».
In modo analogico cerchiamo di leggere questa definizione e di applicarla a tutti i candidati che verranno «eletti», di qualsiasi partito siano. Coloro che verranno eletti dovranno ricordarsi che si trovano in una situazione di privilegio e di responsabilità nei confronti dei cittadini di San Mauro Torinese e che si trovano in Consiglio comunale per il rapporto di fiducia che il cittadino elettore ha dato loro.
Coloro che verranno eletti dovranno ricordarsi che si trovano in Consiglio comunale per portare avanti una missione dettata dal programma elettorale presentato e dal dovere di amministrare per il bene comune di San Mauro.
Coloro che verranno eletti dovranno rispondere ai cittadini delle loro azioni, perché come il popolo eletto, dovranno rispettare le regole in maniera rigorosa, per essere dei primi «inter pares» e vivere in prima persona gli impegni morali che il loro ruolo esige e suppone.
Auguriamo a tutti i futuri eletti del Consiglio comunale e in particolare al nuovo Sindaco della nostra città di poter governare diventando esempio di buona amministrazione, per far diventare sempre più vivibile la nostra città, attenta ai più «piccoli» e accogliente; perché, come per il popolo di Israele, si possa guardare a questa città sotto la collina come un luogo in cui la fraternità e il buon vivere sia il segno che ci contraddistingue.
don Claudio e don Ilario
In modo analogico cerchiamo di leggere questa definizione e di applicarla a tutti i candidati che verranno «eletti», di qualsiasi partito siano. Coloro che verranno eletti dovranno ricordarsi che si trovano in una situazione di privilegio e di responsabilità nei confronti dei cittadini di San Mauro Torinese e che si trovano in Consiglio comunale per il rapporto di fiducia che il cittadino elettore ha dato loro.
Coloro che verranno eletti dovranno ricordarsi che si trovano in Consiglio comunale per portare avanti una missione dettata dal programma elettorale presentato e dal dovere di amministrare per il bene comune di San Mauro.
Coloro che verranno eletti dovranno rispondere ai cittadini delle loro azioni, perché come il popolo eletto, dovranno rispettare le regole in maniera rigorosa, per essere dei primi «inter pares» e vivere in prima persona gli impegni morali che il loro ruolo esige e suppone.
Auguriamo a tutti i futuri eletti del Consiglio comunale e in particolare al nuovo Sindaco della nostra città di poter governare diventando esempio di buona amministrazione, per far diventare sempre più vivibile la nostra città, attenta ai più «piccoli» e accogliente; perché, come per il popolo di Israele, si possa guardare a questa città sotto la collina come un luogo in cui la fraternità e il buon vivere sia il segno che ci contraddistingue.
don Claudio e don Ilario
sabato 5 marzo 2011
Giovani invisibili, andiamo a cercarli
Da qualche mese la Commissione Giovani delle parrocchie sanmauresi sta incontrando la Gioc (Gioventù Operaia Cristiana, un’associazione cristiana per giovani lavoratori) per cercare di raggiungere i cosiddetti «giovani invisibili». Si pensa a tutti quei ragazzi che, usciti dalle scuole medie, non hanno più nessuno stimolo a proseguire percorsi di formazione forti di tipo associativo, parrocchiale o anche sportivo di un certo tipo: molte volte abbandonano presto gli studi, e non fanno rumore, sono per lo più silenziosi soprattutto perché non c’è in generale l’intenzione di volgere lo sguardo a loro.
A questo proposito, e per cercare di far appassionare più persone possibili a questo tema – e ovviamente a questi ragazzi – è stato preparato un corso (diviso in tre incontri) per raccogliere insieme le persone che si sentono chiamate a questo tipo di missione: educatori, allenatori, insegnanti e in generale tutte le persone, giovani e adulte, interessate e che hanno a che fare con i ragazzi. Si vuole cercare di creare un gruppo di persone che possano poi far partire un progetto locale a San Mauro, così come già avviene in altre realtà che hanno avuto modo di collaborare con la Gioc. Per coinvolgere più persone possibili l’invito è stato esteso a tante realtà del territorio, come ad esempio il Rugby San Mauro, il progetto giovaninrete.it e le cooperative del tavolo sociale. In questi giorni tutte le associazioni sportive e culturali saranno raggiunte e invitate. Il corso è aperto a tutte le persone sensibili all’argomento ed ha una valenza informativa ma anche operativa: è un’occasione però anche formativa per tutti quelli che da «non professionisti» si interessano di educazione e giovani. Le serate si terranno nei locali della parrocchia San Benedetto alle 21. Il primo incontro sarà il 17 febbraio: «Uno sguardo sul contesto giovanile attuale: chi sono i giovani invisibili. Quadro della realtà giovanile a San Mauro?» con la cooperativa ET. Secondo appuntamento il 22 febbraio: «Andare piuttosto che attendere... lo stile del responsabile all’incontro coi giovani» a cura di don Giacomo Garbero, parroco di Piossasco. Infine il 3 marzo: «Dalla strada al gruppo.. come dare opportunità concreta ai giovani di San Mauro».
Fra un incontro e l’altro i partecipanti (se siete interessati rivolgetevi in parrocchia) riceveranno materiale per approfondire gli aspetti più salienti di quanto affrontato durante il corso.
Matteo DE DONA
A questo proposito, e per cercare di far appassionare più persone possibili a questo tema – e ovviamente a questi ragazzi – è stato preparato un corso (diviso in tre incontri) per raccogliere insieme le persone che si sentono chiamate a questo tipo di missione: educatori, allenatori, insegnanti e in generale tutte le persone, giovani e adulte, interessate e che hanno a che fare con i ragazzi. Si vuole cercare di creare un gruppo di persone che possano poi far partire un progetto locale a San Mauro, così come già avviene in altre realtà che hanno avuto modo di collaborare con la Gioc. Per coinvolgere più persone possibili l’invito è stato esteso a tante realtà del territorio, come ad esempio il Rugby San Mauro, il progetto giovaninrete.it e le cooperative del tavolo sociale. In questi giorni tutte le associazioni sportive e culturali saranno raggiunte e invitate. Il corso è aperto a tutte le persone sensibili all’argomento ed ha una valenza informativa ma anche operativa: è un’occasione però anche formativa per tutti quelli che da «non professionisti» si interessano di educazione e giovani. Le serate si terranno nei locali della parrocchia San Benedetto alle 21. Il primo incontro sarà il 17 febbraio: «Uno sguardo sul contesto giovanile attuale: chi sono i giovani invisibili. Quadro della realtà giovanile a San Mauro?» con la cooperativa ET. Secondo appuntamento il 22 febbraio: «Andare piuttosto che attendere... lo stile del responsabile all’incontro coi giovani» a cura di don Giacomo Garbero, parroco di Piossasco. Infine il 3 marzo: «Dalla strada al gruppo.. come dare opportunità concreta ai giovani di San Mauro».
Fra un incontro e l’altro i partecipanti (se siete interessati rivolgetevi in parrocchia) riceveranno materiale per approfondire gli aspetti più salienti di quanto affrontato durante il corso.
Matteo DE DONA
giovedì 3 marzo 2011
Centro d’Ascolto, venti volontari
Offrono prima di tutto ascolto, in un luogo discreto, raccolto, gratuito. I volontari che si dividono tra il Centro d’Ascolto e il Paf (Punto Ascolto Famiglia) di San Mauro sono una ventina. L’avviato servizio promosso dall’Unità pastorale 29 delle parrocchie cittadine consiste in uno sportello aperto il mercoledì nel cuore della città «vecchia», ai piedi dell’abbazia, e in un numero telefonico attivo lunedì e venerdì. Due strumenti diversi, per rompere la solitudine. In questo aspetto c’è forse la vera ragione del servizio voluto dai parroci sanmauresi.
«Viviamo una stagione di grande precarietà economica – spiegano i volontari che dedicano il loro tempo al prossimo – Ne sono colpite molte persone e famiglie, stranieri e non, che incontrano problemi di lavoro e integrazione, inserimento sociale, solitudine, indifferenza». C’è sempre più bisogno di ascolto nella società di oggi, a San Mauro come in qualunque altro paese. Il servizio dei volontari vuol essere quindi una testimonianza che, grazie al Centro di ascolto a Pulcherada, assume un luogo fisico, ben riconoscibile, aperto ai bisognosi (non solo economicamente) come ha auspicato lo stesso Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia nella sua preghiera per il mondo del lavoro della quale pubblichiamo una parte: «Mediante l’impegno di tutti nessuno soffra per la mancanza di lavoro e i giovani trovino risposte alle loro attese e speranze per essere in grado di offrire il loro apporto responsabile al futuro della nostra società».
Il Centro d’ascolto e il Paf accolgono, ascoltano e orientano le persone in difficoltà, individuando i bisogni espressi e latenti, proponendo progetti individuali che accompagnino ciascuno verso possibili soluzioni anche in collaborazione con Caritas e San Vincenzo. Un gruppo di volontari è a disposizione ogni mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 presso il Centro d’ascolto. Il gruppo Paf (Punto Ascolto Famiglia) offre invece la sua disponibilità telefonica il lunedì e il venerdì allo 011.8985165. Un appello dei volontari per migliorare e arricchire questi servizi: «Rivolgiamo un invito a tutti coloro che, con lo stesso spirito, volessero donare un po’ del loro tempo per questo servizio di aiuto al prossimo». Chiunque fosse interessato può contattare e dare la propria disponibilità ai parroci don Claudio Furnari e don Ilario Corazza.
Emanuele FRANZOSO
«Viviamo una stagione di grande precarietà economica – spiegano i volontari che dedicano il loro tempo al prossimo – Ne sono colpite molte persone e famiglie, stranieri e non, che incontrano problemi di lavoro e integrazione, inserimento sociale, solitudine, indifferenza». C’è sempre più bisogno di ascolto nella società di oggi, a San Mauro come in qualunque altro paese. Il servizio dei volontari vuol essere quindi una testimonianza che, grazie al Centro di ascolto a Pulcherada, assume un luogo fisico, ben riconoscibile, aperto ai bisognosi (non solo economicamente) come ha auspicato lo stesso Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia nella sua preghiera per il mondo del lavoro della quale pubblichiamo una parte: «Mediante l’impegno di tutti nessuno soffra per la mancanza di lavoro e i giovani trovino risposte alle loro attese e speranze per essere in grado di offrire il loro apporto responsabile al futuro della nostra società».
Il Centro d’ascolto e il Paf accolgono, ascoltano e orientano le persone in difficoltà, individuando i bisogni espressi e latenti, proponendo progetti individuali che accompagnino ciascuno verso possibili soluzioni anche in collaborazione con Caritas e San Vincenzo. Un gruppo di volontari è a disposizione ogni mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 presso il Centro d’ascolto. Il gruppo Paf (Punto Ascolto Famiglia) offre invece la sua disponibilità telefonica il lunedì e il venerdì allo 011.8985165. Un appello dei volontari per migliorare e arricchire questi servizi: «Rivolgiamo un invito a tutti coloro che, con lo stesso spirito, volessero donare un po’ del loro tempo per questo servizio di aiuto al prossimo». Chiunque fosse interessato può contattare e dare la propria disponibilità ai parroci don Claudio Furnari e don Ilario Corazza.
Emanuele FRANZOSO
martedì 1 marzo 2011
Nostri eroi del Risorgimento
In vista delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia (si apriranno il 17 marzo) abbiamo interrogato la sanmaurese Celestina Maria Gerardo, guida presso il Museo Nazionale dei Risorgimento, per conoscere il nome dei concittadini che si distinsero nelle guerre d’indipendenza. La signorina Gerardo, attiva anche nel comitato tecnico
scientifico dell’Università della terza età del Piemonte, ci ha offerto la testimonianza che abbiamo raccolto e pubblichiamo con gratitudine.(l.p.)
Il 17 marzo inizieranno le celebrazioni ed i festeggiamenti per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia: si ottenne attraverso il caro prezzo di cruenti combattimenti con baionette e scontri corpo a corpo contro il nemico dalla «giubba bianca» (la divisa degli austriaci, guerrieri di antica tradizione). I nostri ragazzi, per la maggior parte d’estrazione contadina, non avevano la stessa preparazione, speravano nell’aiuto di Dio e della fortuna; avevano comunque un grande senso del dovere ed erano animati da altissimi ideali. Le battaglie che li videro protagonisti furono definite da Cavour «le più belle e le più sofferte dei tempi moderni».
Con orgoglio desidero richiamare alla memoria dei sanmauresi il sacrificio di quattro nostri concittadini morti sui campi di battaglia durante le guerre risorgimentali. I loro nomi: cav. Alfonso Balbis Bertone di
Sambuy (aiutante di campo, luogotente Reggimento Aosta – cavalleria); Giuseppe Boarino (terzo Reggimento Piemonte – fanteria); Giovanni Cigliano (terzo Reggimento Piemonte – fanteria); Valentino Giuseppe Pilone (Reggimento Aosta – cavalleria). Ricaviamo i dati dal Ministero della Guerra.
L’8 maggio 1853, affinché la memoria del loro sacrificio non cadesse nell’oblio, il sindaco di San Mauro, colonnello Alessandro Filippa, provvide a collocare una lapide commemorativa sulla facciata del campanile di Santa Maria di Pulcherada. Tale lapide dovette poi essere sostituita perché logorata dal tempo, ma viene tuttora conservata in una teca presso la sala consiliare. Anche la seconda lapide, sempre collocata sulla facciata del campanile, successivamente si sbiadì, ma su mia sollecitazione è stata restaurata. Vorrei poter dare ai cittadini di San Mauro notizie ulteriori riguardanti i giovani menzionati, ma purtroppo le ricerche che fino ad oggi ho condotto non mi hanno portato ad ulteriori conoscenze. Qualche cosa però lo possiamo fare tutti: posare lo sguardo sulla lapide, in ringraziamento per la loro generosità, tipica dei giovani, che li portò a sacrificarsi per contribuire alla costruzione dell’Italia politica.
Celestina Maria GERARDO
scientifico dell’Università della terza età del Piemonte, ci ha offerto la testimonianza che abbiamo raccolto e pubblichiamo con gratitudine.(l.p.)
Il 17 marzo inizieranno le celebrazioni ed i festeggiamenti per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia: si ottenne attraverso il caro prezzo di cruenti combattimenti con baionette e scontri corpo a corpo contro il nemico dalla «giubba bianca» (la divisa degli austriaci, guerrieri di antica tradizione). I nostri ragazzi, per la maggior parte d’estrazione contadina, non avevano la stessa preparazione, speravano nell’aiuto di Dio e della fortuna; avevano comunque un grande senso del dovere ed erano animati da altissimi ideali. Le battaglie che li videro protagonisti furono definite da Cavour «le più belle e le più sofferte dei tempi moderni».
Con orgoglio desidero richiamare alla memoria dei sanmauresi il sacrificio di quattro nostri concittadini morti sui campi di battaglia durante le guerre risorgimentali. I loro nomi: cav. Alfonso Balbis Bertone di
Sambuy (aiutante di campo, luogotente Reggimento Aosta – cavalleria); Giuseppe Boarino (terzo Reggimento Piemonte – fanteria); Giovanni Cigliano (terzo Reggimento Piemonte – fanteria); Valentino Giuseppe Pilone (Reggimento Aosta – cavalleria). Ricaviamo i dati dal Ministero della Guerra.
L’8 maggio 1853, affinché la memoria del loro sacrificio non cadesse nell’oblio, il sindaco di San Mauro, colonnello Alessandro Filippa, provvide a collocare una lapide commemorativa sulla facciata del campanile di Santa Maria di Pulcherada. Tale lapide dovette poi essere sostituita perché logorata dal tempo, ma viene tuttora conservata in una teca presso la sala consiliare. Anche la seconda lapide, sempre collocata sulla facciata del campanile, successivamente si sbiadì, ma su mia sollecitazione è stata restaurata. Vorrei poter dare ai cittadini di San Mauro notizie ulteriori riguardanti i giovani menzionati, ma purtroppo le ricerche che fino ad oggi ho condotto non mi hanno portato ad ulteriori conoscenze. Qualche cosa però lo possiamo fare tutti: posare lo sguardo sulla lapide, in ringraziamento per la loro generosità, tipica dei giovani, che li portò a sacrificarsi per contribuire alla costruzione dell’Italia politica.
Celestina Maria GERARDO
domenica 27 febbraio 2011
Inedito su Chiara Badano
Tra il 1989 e il 1990 Loredana Garruto iniziava una nuova attività lavorativa presso il Centro trapianti midollo osseo dell’Ospedale torinese Regina Margherita. Viveva una situazione nuova e di grande disagio. Non conosceva nulla di oncologia ed era colpita dalla frequenza delle morti dei piccoli: un continuo trasportare barelle chiuse all’obitorio. Provava ad alleviare quelle situazioni di disagio e sofferenza cercando di strappare un sorriso ai bambini e alle mamme man mano che da ausiliaria passava per le camere a svolgere il suo servizio, cercando di creare rapporti di amicizia, ma era spaventata e angosciata, tanto da vivere ancora oggi il disagio di allora. Quando si entra nei panni degli altri, nel dolore degli altri, se ne resta feriti, come se si vivesse il proprio dolore. C’era però una camera con una caratteristica particolare: ospitava una ragazza molto silenziosa, molto sofferente, ma che non si lamentava mai. Lì non si entrava per strappare un sorriso, perché l’atmosfera era particolare. La stanza era molto personalizzata con arredi e biancheria portati da casa; molto ordinata, molto discreta, molto silenziosa. Per la ragazzina di quella camera era il periodo più duro, perché l’equipe del dottor Brach del Prevert aveva accertato tutta la gravità del male e la famiglia in qualche modo cercava di farsene una ragione. La mamma era cordiale, ma molto riservata. Spesso si limitava al saluto. Quando non rispondeva era perché madre e figlia erano in preghiera. Era piuttosto usuale trovarle a pregare con il rosario in mano. Allora veniva naturale a Loredana uscire in silenzio per rispettarne il raccoglimento. Spesso rispondevano alle domande più con gli occhi che con le parole e lei restava colpita da questa riservatezza calma, dalla quale non traspariva mai disperazione. La ragazza pur nella sua riservatezza era espansiva, ma molto seria, e si sentiva a suo agio in quella camera così personalizzata. Amava molto lo studio, sempre circondata da libri. E scriveva molto. Entrare in quella camera era una esperienza molto particolare. Silenzi prolungati,studio,applicazionee preghiera profonda che non si interrompevano di fatto mai. Il papà è ricordato come un bell’uomo alto, con la barba, che spesso da Sassello portava i noti amaretti, anche per il personale. Era una persona aperta. Tutta la famiglia era unita come un pugno chiuso, apparentemente senza sbandamenti e cedimenti. A Loredana di quella ragazzina sono rimasti lo sguardo e il silenzio, che rimandava a qualcosa oltre. Da lei mai scenate, nonostante le notizie fossero più brutte che belle. Mai una reazione negativa. Non subiva la situazione, ma la accettava con una grande fede. Loredana si è fermata in quel reparto soltanto per un mese, poi venne trasferita. Ma quell’esperienza l’aveva segnata profondamente. Poi passano gli anni. Ora non è più in reparto, ma lavora negli uffici dell’ospedale, quando sente che nella parrocchia sanmaurese del Sacro Cuore si tiene un incontro in previsione della beatificazione di una giovane, Chiara Luce, alla quale la parrocchia ha dedicato l’oratorio. Partecipa all’incontro, sente la testimonianza del dottor Ferdinando Garetto e scopre che Chiara Luce altri non era che Chiara Badano, quella ragazzina silenziosa, raccolta, capace di pregare incessantemente in tutte le situazioni, che tanto l’aveva colpita al Regina Margherita e ci ha fatti partecipi della sua esperienza inedita, che noi volentieri consegniamo ai nostri lettori.
Roberto Porrati
Roberto Porrati
venerdì 25 febbraio 2011
Duecento cartoline raccontano la collina
Un libro sulle cartoline d’epoca racconta, illustra e salvaguarda la collina sopra San Mauro Torinese. Partorito proprio nella «città delle fragole», s’intitola «Superga – cronache, luoghi ed identità in un secolo di cartoline»: riproduce oltre duecento immagini, tutte provenienti dalla collezione di cartoline che il sanmaurese Enrico Mottura, esperto di montagna, ha raccolto nel corso di un certosino lavoro di ricerca e che hanno come oggetto Superga, la sua Basilica, il suo paesaggio, le sue memorie. A curare insieme a Mottura le oltre duecento ricchissime pagine del libro, finito di stampare nell’ottobre 2010, è stato Fabrizio Bertolino, ricercatore e presidente del Parco Naturale della Collina Torinese nonché grande appassionato di storia locale. Una fatica che è stata ultimata in concomitanza con la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ma che ha radici più lontane. Nella Collezione Superga rientrano tutte le immagini in cui compare la Basilica, la tranvia a dentiera, l’abitato di Superga, ma anche quei luoghi che per rapporti di stretta vicinanza geografica (borgata Sassi di Torino, borgata Sant’Anna di San Mauro...) o per rapporti funzionali (Madonna del Pilone come punto di partenza delle gite al colle) aggiungono elementi alla comprensione delle caratteristiche e della storia di questo luogo. Poi c’è un aspetto ambientalista che ben emerge ad esempio nel capitolo di Letizia Ruo Rui (uno dei numerosi contributi): racconta la storia delle aree protette e l’importanza naturalistica del verde collinare e del fiume «a due passi da Torino».
«Il libro, prendendo spunto dalle immagini, racconta la storia, le emergenze architettoniche e le trasformazioni nel tempo della collina di Superga, che dal 1991 è diventata Parco Naturale ai fini di tutelare e valorizzare un territorio di grande interesse paesaggistico e naturalistico – precisano Mottura e Bertolino –. La straordinaria sequenza di cartoline copre un arco temporale di oltre un secolo e consente un formidabile excursus (vissuto in modo diretto, grazie all’icastica immediatezza dello scatto fotografico) sulle trasformazioni che hanno caratterizzato Superga e il suo microcosmo di collina. Il lavoro si pone in forte continuità con l’opera di riscoperta e valorizzazione delle valenze paesaggistiche, naturalistiche, storiche ed architettoniche del territorio collinare».
In Piemonte tra il 1990 e il 2008 si sono persi circa 24 mila ettari di suolo fertile (terreni di prima classe), di cui 7.500 nel territorio della provincia di Torino. È un altro aspetto esaminato dal volume su Superga – edito dal Parco Naturale della Collina Torinese e fondazione Negri e Collina (218 pagine, 42 euro) – che si avvale anche dei contributi di Stefano Camanni, Massimo Condolo, Franco Correggia, Graziano Delmastro, Francesca Ellena, Lucetta Fontanella, Matteo Massara, Franco Ossola, Cinzia Rej, Letizia Ruo Rui, Simone Schiavi, Alberto Selvaggi. «Il libro contiene anche un avvertimento sui guasti dell’abbandono delle pratiche di cura e coltura del territorio, sulla ininterrotta invasione cementizia – concludono i curatori – Guardata in controluce, la successione di fotogrammi lascia intuire i contorni incerti e sfuggenti del ‘processo’ che ha scolpito e modellato questo luogo. E quasi per incanto riporta dissolvenze aurorali ed echi perduti che, riaffiorati dalle nebbie del tempo, sanno ancora raccontare storie lontane».
Emanuele FRANZOSO
«Il libro, prendendo spunto dalle immagini, racconta la storia, le emergenze architettoniche e le trasformazioni nel tempo della collina di Superga, che dal 1991 è diventata Parco Naturale ai fini di tutelare e valorizzare un territorio di grande interesse paesaggistico e naturalistico – precisano Mottura e Bertolino –. La straordinaria sequenza di cartoline copre un arco temporale di oltre un secolo e consente un formidabile excursus (vissuto in modo diretto, grazie all’icastica immediatezza dello scatto fotografico) sulle trasformazioni che hanno caratterizzato Superga e il suo microcosmo di collina. Il lavoro si pone in forte continuità con l’opera di riscoperta e valorizzazione delle valenze paesaggistiche, naturalistiche, storiche ed architettoniche del territorio collinare».
In Piemonte tra il 1990 e il 2008 si sono persi circa 24 mila ettari di suolo fertile (terreni di prima classe), di cui 7.500 nel territorio della provincia di Torino. È un altro aspetto esaminato dal volume su Superga – edito dal Parco Naturale della Collina Torinese e fondazione Negri e Collina (218 pagine, 42 euro) – che si avvale anche dei contributi di Stefano Camanni, Massimo Condolo, Franco Correggia, Graziano Delmastro, Francesca Ellena, Lucetta Fontanella, Matteo Massara, Franco Ossola, Cinzia Rej, Letizia Ruo Rui, Simone Schiavi, Alberto Selvaggi. «Il libro contiene anche un avvertimento sui guasti dell’abbandono delle pratiche di cura e coltura del territorio, sulla ininterrotta invasione cementizia – concludono i curatori – Guardata in controluce, la successione di fotogrammi lascia intuire i contorni incerti e sfuggenti del ‘processo’ che ha scolpito e modellato questo luogo. E quasi per incanto riporta dissolvenze aurorali ed echi perduti che, riaffiorati dalle nebbie del tempo, sanno ancora raccontare storie lontane».
Emanuele FRANZOSO
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