Da pochi giorni San Mauro annovera tra le sue «cinquantenni» una new entry... la parrocchia di San Benedetto, giunta al cinquentesimo anno di vita. Fu fondata nel 1961 dal parroco don Cesare Pattine, cui recentemente è stato dedicato il salone parrocchiale, quello che nei primi tempi veniva utilizzato per le celebrazioni liturgiche. Molta strada è stata compiuta da allora: la comunità si è allargata sia dal punto di vista delle strutture (che ora comprendono un teatro, un grande campo da calcio, un asilo e diversi locali) sia e soprattutto dal punto di vista delle persone che la rendono viva: ragazzi, adulti, bambini che sono cresciuti e animano San Benedetto. Questa è l’unica comunità sanmaurese con un coro di giovani. Una comunità che da cinque anni, sotto la guida dei nuovi parroci di San Mauro, ha accolto l’invito a integrarsi progressivamente con le altre parrocchie della città (Unità Pastorale).
Parrocchia viva, capace di accoglienza, sempre pronta mettersi in gioco. Tra i consueti incontri di formazione, catechismo, oratorio, settimane comunitarie alle porte, non mancherà di festeggiare il «mezzo secolo» come si deve, secondo il calendario di incontri che sta prendendo forma. Primo appuntamento domenica 27 febbraio alle 10.30: dopo la Messa festiva è previsto un pranzo cui è invitata la comunità ma non solo; vi parteciperanno tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose che hanno operato in parrocchia in questi cinquant’anni. Per venerare il Santo patrono, l’oratorio propone un pellegrinaggio ad Assisi e Norcia, città natale di san Benedetto, dal 2 al 5 di giugno. Ma l’evento più importante è atteso per il 18 settembre: la festa dei Corpi Santi con l’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia. Così il parroco don Ilario Corazza: «I 50 anni di comunità sono una festa per ricordare coloro che ci hanno preceduto, fare memoria del cammino fatto, sia personalmente che comunitariamente, e provare a proiettarci nel futuro testimoniando la fede presente».
San Benedetto chiede la partecipazione dei suoi parrocchiani per realizzare una mostra fotografica che ripercorra le varie esperienze vissute in questi cinquant’anni. Chiunque desideri portare la propria testimonianza attraverso vecchie immagini può consegnarle a don Ilario.
È d’obbligo, in conclusione, augurare alla parrocchia e alla comunità: cento di questi giorni, e anche di più!
Daniele CATALANO
sabato 19 febbraio 2011
venerdì 18 febbraio 2011
Prossimi appuntamenti per i Giovani
Ecco i prossimi appuntamenti dedicati ai giovani della nostra Unità pastorale.
Prosegue il corso di formazione sui Giovani invisibili: martedì 22 marzo, e giovedì 3 aprile alle 21 a San Benedetto. Ecco le altre occasioni danon perdere:
- Settimana Comunitaria SUPERIORI femminile: da domenica 20 a sabato 26 febbraio 2011
- Settimana Comunitaria SUPERIORI maschile: da domenica 27 febbraio a sabato 5 marzo 2011
- Festa in piazza per CARNEVALE: domenica 6 marzo
- Ritiro Quaresima GIOVANI >18: sabato 12 - domenica 13 marzo 2011 (in monastero)
- Settimana Comunitaria GIOVANI >18: da marzo 26 a sabato 30 aprile 2011
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? (MT 5,13)
Prosegue il corso di formazione sui Giovani invisibili: martedì 22 marzo, e giovedì 3 aprile alle 21 a San Benedetto. Ecco le altre occasioni danon perdere:
- Settimana Comunitaria SUPERIORI femminile: da domenica 20 a sabato 26 febbraio 2011
- Settimana Comunitaria SUPERIORI maschile: da domenica 27 febbraio a sabato 5 marzo 2011
- Festa in piazza per CARNEVALE: domenica 6 marzo
- Ritiro Quaresima GIOVANI >18: sabato 12 - domenica 13 marzo 2011 (in monastero)
- Settimana Comunitaria GIOVANI >18: da marzo 26 a sabato 30 aprile 2011
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? (MT 5,13)
giovedì 17 febbraio 2011
Affresco millenario nella chiesa di Pulcherada

Il ritrovamento di un affresco databile attorno all’XI-XII secolo nella chiesa di Pulcherada è giunto a sorpresa, pochi mesi fa, durante i restauri del monumentale edificio di San Mauro. Dietro a uno strato di intonaco è comparsa l’immagine nitida e intatta di un Cristo Pantocratore. Si tratta di una scoperta straordinaria, che le Soprintendenze si preparano a fare esaminare da specialisti dell’Università e del Politecnico di Torino.
Il sindaco Coggiola ha espresso grande soddisfazione per il ritrovamento. A fine marzo si terrà un convegno per illustrarlo, ma anche per aggiornare la popolazione sull’andamento dei lavori di restauro della chiesa: un cantiere che ha bisogno di ulteriori finanziamenti. «Una scoperta di eccezionale valore storico e artistico». Così il sindaco di San Mauro Giacomo Coggiola commenta il recente rinvenimento di un affresco del Cristo Pantocratore nella chiesa di Santa Maria di Pulcherada. Durante i restauri che stanno interessando l’edificio (proprietà comunale) è affiorata una superficie affrescata di circa trenta metri quadrati, posizionata nell’abside e risalente all’XI-XII secolo. Venne coperta da uno strato di intonaco nel 1667.
I restauri della chiesa sono in corso da tempo ma solo nell’estate del 2010 è venuta alla luce la mano del Cristo: un indizio che faceva presagire un affresco di proporzioni molto più grandi. Soddisfatte, dopo il recupero complessivo del dipinto, si dichiarano le Sopraintendenze che guidano i lavori di Pulcherada. «Sono rimaste entusiaste della scoperta – riferisce il sindaco – L’affresco risale intorno al 1.100: potrebbe essere l’unico del genere in Italia». Toccherà al Politecnico e all’Università di Torino analizzare l’affresco insieme al Consorzio San Luca, che ha portato fin qui avanti i lavori, e insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche che si occuperà anche di stabilire quali materiali compongono la pittura.
Il termine «Pantocratore» viene dal greco «pantocrator» e significa «sovrano di tutte le cose»: indica generalmente una raffigurazione di Cristo in atteggiamento maestoso e austero, con le tre dita della mano destra impegnate in un atto di benedizione.
I restauri di Pulcherada non sono intanto finiti. Il Comune ha reperito finanziamenti per 283 mila euro, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Crt sono intervenute rispettivamente con 70 mila e 25 mila euro, «ma stiamo cercando nuovi fondi – spiega Coggiola – perchè il lavoro da compiere è ancora tanto». Nel corso degli interventi sono stati individuati altri possibili siti di affreschi, di cui uno annerito dalla presenza di una caldaia. È stata individuata anche una cripta sotto l’abside, oltre ad alcune tombe con sepolture maschili al loro interno.
A proposito del Cristo Pantocratore l’Amministrazione comunale ha programmato per il 31 marzo un convegno che illustrerà la scoperta e aggiornerà i cittadini sull’andamento dei lavori di restauro. «Anche in quell’occasione – conclude Coggiola – proveremo a cercare finanziatori che ci aiutino a riportare la chiesa di Santa Maria di Pulcherada al suo antico splendore».
Massimo PALMISCIANO
martedì 15 febbraio 2011
Una regola per tutti, lavoro e preghiera
Scrivo queste righe dal monastero «Dominus Tecum» di Pra’d Mill, sulle montagne sopra Bagnolo Piemonte, circondato da una natura quasi incontaminata e accompagnato nella preghiera da una comunità di monaci cistercensi. Qui è più facile percepire come la preghiera sia necessaria agli uomini quanto il lavoro. Sì, perché la famosa regola di san Benedetto dice «Ora et labora»: due termini necessari e complementari. È la regola dei monaci, ma potrebbe diventare un punto di riferimento anche per noi.
Oggi si discute poco dell’importanza del lavoro: prevalgono logiche economiche o finanziarie. Eppure la Costituzione italiana parla chiaro: fa del lavoro il pilastro su cui si basa la Repubblica (art. 1). Si parla anche poco della preghiera, la si vive con difficoltà, pur sapendo che è un punto fermo della nostra fede. L’importanza del lavoro e della preghiera si conosce, ma è difficile viverli. Propongo allora due suggerimenti praticabili anche da chi si lamenta di «non avere tempo» per cambiare le cose. Se vogliamo cambiare le cose rispetto al lavoro possiamo iniziare con il dire le cose belle che facciamo nella nostra professione. Ad esempio il muratore dirà «oggi ho costruito una bella casa», il medico dirà «oggi ho trovato la cura giusta per un malato», il vigile dirà «oggi ho aiutato i bambini ad attraversare la strada», l’operaio dirà «oggi ho assemblato motori ecologici» ... Dire queste cose ci farà scoprire semplicemente il motivo per cui lavoriamo: rendere più bello e più armonioso il mondo che ci circonda. Inoltre con semplicità faremo venire voglia alle giovani generazioni di lavorare, perché anche loro desidereranno fare cose belle e magari ancora più belle. Se nasce in tutti noi questa convinzione anche la fatica e il sacrificio del lavoro diventano un po’ più sopportabili, fanno meno paura.
Passando alla preghiera il nostro disagio proviene spesso dal fatto che, se preghiamo per gli altri, le cose non si realizzano e se preghiamo per noi stessi ci sembra di essere egoisti. Se poi ci mettiamo in ascolto del Signore dovremmo avere il coraggio di dire che spesso non sentiamo un bel niente, né nel nostro cuore né da Dio. Qui il suggerimento pratico è quello di considerare la preghiera come un albero da frutto, che durante la vita dobbiamo curare, concimare, bagnare e potare. Non sappiamo quando esattamente porterà frutto, forse più volte o forse una volta sola alla fine. Una cosa però la sappiamo: questo albero ci è stato regalato dal Signore ed è per questo che facciamo tutto il possibile perché cresca, perché non si secchi, perché resista a tutte le intemperie. Quando sarà il momento giusto porterà frutti così belli, grandi e gustosi che non ci sarà più bisogno di farsi domande. Tutto sarà chiaro ed evidente.
Concludo queste semplici parole con un augurio che, insieme a don Claudio, facciamo a tutte le parrocchie di San Mauro e in particolare alla parrocchia di San Benedetto che quest’anno vive i suoi 50 anni di comunità: seguendo l’esempio di san Benedetto e san Mauro, suo discepolo, sappiano vivere la regola di fede «Ora et labora» per seguire sempre meglio il Signore.
don Ilario
Oggi si discute poco dell’importanza del lavoro: prevalgono logiche economiche o finanziarie. Eppure la Costituzione italiana parla chiaro: fa del lavoro il pilastro su cui si basa la Repubblica (art. 1). Si parla anche poco della preghiera, la si vive con difficoltà, pur sapendo che è un punto fermo della nostra fede. L’importanza del lavoro e della preghiera si conosce, ma è difficile viverli. Propongo allora due suggerimenti praticabili anche da chi si lamenta di «non avere tempo» per cambiare le cose. Se vogliamo cambiare le cose rispetto al lavoro possiamo iniziare con il dire le cose belle che facciamo nella nostra professione. Ad esempio il muratore dirà «oggi ho costruito una bella casa», il medico dirà «oggi ho trovato la cura giusta per un malato», il vigile dirà «oggi ho aiutato i bambini ad attraversare la strada», l’operaio dirà «oggi ho assemblato motori ecologici» ... Dire queste cose ci farà scoprire semplicemente il motivo per cui lavoriamo: rendere più bello e più armonioso il mondo che ci circonda. Inoltre con semplicità faremo venire voglia alle giovani generazioni di lavorare, perché anche loro desidereranno fare cose belle e magari ancora più belle. Se nasce in tutti noi questa convinzione anche la fatica e il sacrificio del lavoro diventano un po’ più sopportabili, fanno meno paura.
Passando alla preghiera il nostro disagio proviene spesso dal fatto che, se preghiamo per gli altri, le cose non si realizzano e se preghiamo per noi stessi ci sembra di essere egoisti. Se poi ci mettiamo in ascolto del Signore dovremmo avere il coraggio di dire che spesso non sentiamo un bel niente, né nel nostro cuore né da Dio. Qui il suggerimento pratico è quello di considerare la preghiera come un albero da frutto, che durante la vita dobbiamo curare, concimare, bagnare e potare. Non sappiamo quando esattamente porterà frutto, forse più volte o forse una volta sola alla fine. Una cosa però la sappiamo: questo albero ci è stato regalato dal Signore ed è per questo che facciamo tutto il possibile perché cresca, perché non si secchi, perché resista a tutte le intemperie. Quando sarà il momento giusto porterà frutti così belli, grandi e gustosi che non ci sarà più bisogno di farsi domande. Tutto sarà chiaro ed evidente.
Concludo queste semplici parole con un augurio che, insieme a don Claudio, facciamo a tutte le parrocchie di San Mauro e in particolare alla parrocchia di San Benedetto che quest’anno vive i suoi 50 anni di comunità: seguendo l’esempio di san Benedetto e san Mauro, suo discepolo, sappiano vivere la regola di fede «Ora et labora» per seguire sempre meglio il Signore.
don Ilario
lunedì 14 febbraio 2011
Sabato sul TG3
domenica 13 febbraio 2011
Con i giovani di San Mauro
«Ce saremo». Con questo slogan scherzoso – ma affettuoso - i giovani di San Mauro hanno aderito numerosi al loro primo incontro con il nuovo arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, che lunedì 10 gennaio ha visitato i territori di Gassino, Castiglione, San Mauro per conoscere i sacerdoti e appunto i giovani. L’appuntamento rivolto ai giovani delle Unità pastorali 29 e 30 ha visto la partecipazione di circa duecento persone, di cui molti sanmauresi (nella foto), quasi tutti fra i 18 e i 30anni.
La lettura e l’analisi di un passo del Vangelo, sulla chiamata dei primi apostoli, ha permesso di entrare nel clima della serata. Poi, per circa un’ora, il vescovo Cesare ha parlato di fede, di vocazione e di giovani con chiarezza e simpatia, rispondendo alle domande rivoltegli dai presenti e narrando le esperienze belle e impegnative vissute durante la propria giovinezza e durante i suoi 42 anni di apostolato, di cui 13 vissuti accanto a papa Giovanni Paolo II. Significativo un aneddoto accaduto nel 2000, durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Roma: «Ricordo che al termine della veglia del Sabato, il Papa era pensieroso. Chiese a me e agli altri organizzatori come facessero tutti quei giovani, in quel luogo sconfinato, a sentire le sue parole dall’altare, che era così lontano e quasi invisibile dalle ultime posizioni. ‘Beh, abbiamo montato dei megaschermi e abbiamo fornito delle radioline con la traduzione simultanea!’ rispondemmo noi con un certo orgoglio. ‘Ma come? Questi ragazzi vengono dall’altra parte del mondo per essere vicini al Papa, e lo vedono solo in un televisore e lo sentono parlare alla radio?’. Insomma, il giorno dopo, con grande preoccupazione del servizio d’ordine, volle presentarsi alcune ore prima della Messa e andò a trovare di persona quei giovani che si erano accampati al fondo della spianata».
Fare attenzione al prossimo, ascoltarlo, instaurare relazioni. Mons. Nosiglia ne ha parlato ai giovani, ricordando che il Papa nel 2000 li definì «sentinelle del mattino». Fu una felice descrizione di quella che deve essere la vocazione di ogni spirito giovane: sentinella è colei che vigilia, sa dare la sveglia all’accampamento, questo il suo compito irrinunciabile. I giovani possono dare la carica a questa società, e a questa Chiesa.
Matteo DE DONA'
La lettura e l’analisi di un passo del Vangelo, sulla chiamata dei primi apostoli, ha permesso di entrare nel clima della serata. Poi, per circa un’ora, il vescovo Cesare ha parlato di fede, di vocazione e di giovani con chiarezza e simpatia, rispondendo alle domande rivoltegli dai presenti e narrando le esperienze belle e impegnative vissute durante la propria giovinezza e durante i suoi 42 anni di apostolato, di cui 13 vissuti accanto a papa Giovanni Paolo II. Significativo un aneddoto accaduto nel 2000, durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Roma: «Ricordo che al termine della veglia del Sabato, il Papa era pensieroso. Chiese a me e agli altri organizzatori come facessero tutti quei giovani, in quel luogo sconfinato, a sentire le sue parole dall’altare, che era così lontano e quasi invisibile dalle ultime posizioni. ‘Beh, abbiamo montato dei megaschermi e abbiamo fornito delle radioline con la traduzione simultanea!’ rispondemmo noi con un certo orgoglio. ‘Ma come? Questi ragazzi vengono dall’altra parte del mondo per essere vicini al Papa, e lo vedono solo in un televisore e lo sentono parlare alla radio?’. Insomma, il giorno dopo, con grande preoccupazione del servizio d’ordine, volle presentarsi alcune ore prima della Messa e andò a trovare di persona quei giovani che si erano accampati al fondo della spianata».
Fare attenzione al prossimo, ascoltarlo, instaurare relazioni. Mons. Nosiglia ne ha parlato ai giovani, ricordando che il Papa nel 2000 li definì «sentinelle del mattino». Fu una felice descrizione di quella che deve essere la vocazione di ogni spirito giovane: sentinella è colei che vigilia, sa dare la sveglia all’accampamento, questo il suo compito irrinunciabile. I giovani possono dare la carica a questa società, e a questa Chiesa.
Matteo DE DONA'
sabato 12 febbraio 2011
Un nuovo numero di Testata d'Angolo!
Le copie di Testata d'Angolo sono state consegnate nelle parrocchie. Invitiamo tutti a contribuire alla distribuzione a San Mauro. In questo numero: l'incontro con il nuovo arcivescovo di Torino, l'affresco nella chiesa di Pulcherada, San Benedetto fa cinquanta e molto altro ancora!
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