sabato 29 giugno 2013

Madonna Pellegrina quei giorni memorabili

Luglio 1953, cinquant’anni fa. Nel bollettino della parrocchia di San Mauro «L’Angelo delle Famiglie» troviamo un emozionato ricordo del pellegrinaggio compiuto tre anni prima dalla Madonna Pellegrina nel territorio sanmaurese (29 giugno-3 luglio 1950). Il parroco mons. Davide Corino firmava il testo che qui riproduciamo, mezzo secolo dopo. La statua della Madonna Pellegrina negli anni 1948-1950 passò attraverso le 330 parrocchie della diocesi torinese concludendo il pellegrinaggio nel seminario di Rivoli il 29 ottobre 1950. Era una statua lignea, opera della scuola di Ortisei: riproduceva l’immagine della Madonna della Consolata, patrona della diocesi, la cui effigie è venerata da secoli nell’omonimo santuario cittadino. Dal 1979 è ospitata nella parrocchia della Risurrezione del Signore in Torino. (Enrico Mottura)

Or son tre anni e la tanto aspettata e desiderata Madonna Pellegrina arrivava a San Mauro e si fermava quattro giorni. Ricordate? Da mesi ci si preparava; nella settimana antecedente tutti in moto per l’addobbo delle case e preparare la luminaria. La lunga preparazione spirituale si accentuò nella Festa di S. Pietro; tutta la giornata fu dedicata a parlare della Madonna.

Giovedì 29 giugno – Sono le ore 21. Lo altoparlante dal campanile fa sentire fin nei più remoti posti del paese il concerto delle campane, è l’avviso: la Madonna sta per arrivare. Si parte per la borgata Croce: ecco la Madonna, la si colloca sul carro appositamente preparato; lo ricordate com’era bello? E la Madonna sorridente in mezzo a un giardino di fiori e in uno sfavillio di luci che ha trasformato il paese in un luogo di incanto passa benedicendo tutti. La prima funzione notturna è riservata alle donne.

Venerdì 30 giugno – La Madonna va a visitare le borgate Sambuj (S. Messa); Meirano e Moncanino, nella notte Via Crucis nel paese e visita al Cimitero; funzione che ha suscitato tanta commozione in tutti e tanti seri pensieri, e oh come saranno rallegrati i nostri morti.

Sabato 1 luglio – La Madonna va nello Oltre Po per la S. Messa; e nel pomeriggio attende tutti i bambini per benedirli, e poi va a consolare gli ammalati nell’Ospizio. Alla notte si va ai Pescatori per il rosario meditato, e quando alla mezzanotte la Madonna rientra in chiesa è accompagnata da tutti gli uomini di S. Mauro. La ricordate quella notte, o uomini e giovani? Avete avuto una pallida idea della felicità che vi attende in paradiso. Notte simile non la si rivivrà più tanto facilmente.

Domenica 2 luglio – Nella mattina tutti in Chiesa a trovare la Madonna, nel pomeriggio la processione di penitenza dei bambini; a ricordarla vengono ancora le lacrime agli occhi: a notte visita della Madonna nell’Oltre Po; vedremo ancora uno spettacolo simile? Eravamo tutti stanchi e assetati; ma chi ci pensava? Si stava così bene con la Mamma.

 Lunedì 3 luglio – La Madonna va ai Pescatori per la S. Messa, a Villa S. Croce, alle fabbriche, ai vari istituti; per tutto il giorno fu in moto. Ormai eravamo abituati a vivere con Lei e avremmo voluto che restasse sempre in mezzo a noi; ma ohimè! La sera dovette partire per Rivodora. Lo ricordate lo schianto del cuore, le lacrime riversate, il dolore di quell’addio, confortato solo dal pensiero che un giorno l’avremo rivista in Paradiso ove la festa della Madonna sarà eterna. E quando al Martedì sera la Madonna ripassò per poco nel territorio di S. Mauro, la si volle ancora rivedere e tutti accorsero a Sambuj per l’ultimo addio.

È bene ricordare queste cose; fanno del bene, ma è dovere ancora esaminarci se fummo fedeli alle promesse fatte alla Madonna, se abbiamo vissuto la consacrazione che con tanto slancio del cuore avevamo fatta e firmata di nostro pugno. Il ricordo dell’anniversario della venuta della Madonna Pellegrina deve appunto richiamarci al proposito di essere veri devoti della Madonna, devozione che si deve manifestare con una vita interamente cristiana, nella dolce speranza che la Madonna ci faccia sempre da Mamma e che ci accolga un giorno nel bel Paradiso.
(Testo tratto dall’Angelo delle Famiglia, luglio 1953)


Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

martedì 25 giugno 2013

Cattolici e Valdesi, comunità a confronto

Presso il salone della parrocchia del Sacro Cuore si è tenuto il 4 aprile un incontro tra l’Unità pastorale di San Mauro e la comunità valdese, rappresentata dal pastore Paolo Ribet e da alcuni fedeli sanmauresi. Questo primo appuntamento promosso dal Gruppo Missionario dell’Unità (altri seguiranno in autunno) ha permesso di ascoltare da fonte valdese – Ribet – la narrazione dei fatti che nel XVI secolo divisero i seguaci di Pietro Valdo dalla Chiesa Cattolica. Una lunga cavalcata nella storia, iniziata nel Medio Evo, quando nasce il movimento pauperista di Valdo.

All’origine si trattava di un movimento interno alla Chiesa cattolica: puntava al ritorno alla radicalità del Vangelo, in modo non molto diverso dal movimento francescano e da altre esperienze di quell’epoca. Era un movimento molto esigente. Pietro Valdo, benestante, sebbene sposato, aveva scelto di tornare a una vita celibataria lasciando ogni bene materiale. Erano molte, all’epoca di Valdo, le incomprensioni con la Chiesa, impegnata a fronteggiare le eresie del tempo. Il primo nucleo dei Valdesi non venne comunque considerato eretico, ma tenuto ai margini dalla Chiesa stessa, che secondo Ribet non affrontò mai seriamente la questione: la Chiesa di Torino non prese subito sul serio le popolazioni insediate in Val Pellice, in val Chisone.

Nel 1526 esse tengono un Sinodo sulla Riforma, nel 1531 deliberano di mandare due rappresentanti in Svizzera per raccogliere informazioni sulla Riforma. In Svizzera sono criticati dai calvinisti per la loro vicinanza al cattolicesimo. Sempre nel 1531 tengono un nuovo Sinodo a Champoran (è un prato vicino a Torre Pellice) e a maggioranza, rinunciando alle loro origini e tradizioni, scelgono la Riforma. Calvino manda suoi pastori per avviare la comunità. I pastori valdesi vengono chiamati Barba (zio in patois), i seguaci Barbet. Sono montanari, si tassano per pagare un intellettuale che traduca la Bibbia in francese; sarà la prima traduzione in franco/provenzale. Nel 1536 i francesi si impadroniscono di Torino costringendo alla fuga i Savoia, ai quali restano soltanto i possedimenti di Vercelli e Nizza. Il Re di Francia designa come vice governatore Farel, cugino del Farel riformatore. Governatore è il marchese Giovanni Caracciolo di Melfi, anch’egli protestante.

In Piemonte la Riforma si diffonde in tutto lo Stato sabaudo. La teologia è quella calvinista. Carignano, Cambiano, Pancalieri, parte del saluzzese diventano protestanti. Nelle valli valdesi le chiese cattoliche vengono occupate e i valdesi si fanno catechismi propri. In Francia però le cose vanno diversamente e nel delfinato, a seguito del decreto del parlamento di Ex en Provence, i valdesi sono perseguitati e ne vengono uccisi 800. Nel 1560 Carlo V concede a Emanuele Filiberto di Savoia, suo capace generale, di ricostituire il ducato con lo scopo di creare uno stato cuscinetto. Emanuele Filiberto applica il principio «cuius regio eius et religio», perciò essendo cattolico il Duca, il popolo deve essere cattolico. I Valdesi non si adeguano. L’esercito sabaudo al comando di Filippo di Racconigi occupa il territorio, distrugge i loro libri (a cominciare dalle Bibbie), occupa le chiese. I Valdesi si rifugiano in montagna. cominciano la guerra partigiana.

 Per far cessare le ostilità il 5 giugno 1561 si arriva a un concordato tra le due parti, l’Editto di Cavour: stabilisce un’area precisa (la Val Chisone, eccetto Pinerolo, e la Val Pellice) nella quale i Valdesi hanno libertà di culto, di predicazione e insegnamento con la facoltà di raccogliere anche le decime. L’Editto di Cavour evita al Piemonte le guerre di religione, che però non sono evitate in Alta Val di Susa, che in quel momento fa parte del Delfinato francese. Nel 1641 il duca dichiara abrogate le clausole del trattato di Cavour e manda le truppe a convertire i Valdesi agli ordini del marchese di Pianezza. Ricomincia la guerra partigiana e il marchese di Pianezza finisce per ritirare le truppe.

Nel 1685 Luigi XIV, il Re Sole, nipote del capo degli ugonotti, vieta il culto protestante in tutto il suo regno e impone al duca Vittorio Amedeo II, suo cugino, di inviare truppe nella Val Pellice a disperdere gli eretici. In val Chisone, in quel momento francese, ci pensa direttamente il Re Sole con il generale Catinat. Vittorio Amedeo II interviene ob torto collo, perché tra le sue truppe il battaglione più fedele è proprio quello dei valdesi, una minoranza fino a quel giorno protetta dal sovrano. È repressione pesante, ma fatta per mano francese. I Valdesi combattono la guerra partigiana, nella prima fase dell’occupazione molti riparano in Svizzera lasciando case e terreni vuoti; la ripopolazione viene fatta con gruppi di cattolici presi da Vercelli e dalla pianura. I bambini valdesi lasciati con le madri vengono portati a Torino per essere cattolicizzati.

Nel frattempo Vittorio Amedeo rompe l’alleanza con il Re di Francia e si allea con l’Inghilterra e con la Svizzera, consente ai Valdesi di ritornare, ma questi sono impossibilitati perché l’Alta Val Susa è francese. Partiti dalla Svizzera a piedi iniziano quello che chiamano il Grande ritorno, «il» momento epico, guidati da Arnaud. I francesi li aspettano a Salbertrand, loro sfuggono e passando dall’Assietta ritornano nelle loro Valli. Il Re di Francia, in quel momento, sta subendo attacchi da molti fronti (Inghilterra, Olanda, Impero, Spagna e anche dal Savoia) e deve lasciare perdere.

Tra le clausole imposte dagli Svizzeri ai Savoia per stringere l’alleanza c’è la liberazione dei pastori e la restituzione dei bambini. Fino al 1848 i Valdesi godono di tutele complete nell’ambito del trattato di Cavour. Con lo Statuto del 1848 sono parificati a tutti gli altri cittadini.

diacono Roberto PORRATI

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

martedì 18 giugno 2013

Verso il Servizio per il Lavoro

Accompagnamento delle persone in difficoltà con il lavoro: concluso il percorso formativo che in quattro sabati da gennaio a marzo ha impegnato numerosi volontari di Torino e di altre diocesi (Cuneo, ad esempio), l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha voluto incontrare mercoledì 10 aprile tutti i gruppi coinvolti, tra cui quelli dell’Unità Pastorale sanmaurese (San Vincenzo, Azione Cattolica, Gruppo famiglie, Centro d’ascolto). Il nascente Servizio per il Lavoro, fortemente sostenuto da Nosiglia, è coordinato dall’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro di Torino, in collaborazione con gli enti di formazione professionale Egim Piemonte e Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri

 Prendendo la parola all’inizio dell’incontro don Daniele Bortolussi (direttore dell’Ufficio) e Chiara Labasin (referente per il progetto «Servizio per il lavoro ») hanno sottolineato l’intenzione «di aiutare le parrocchie ad attivare nuovi gruppi di animazione sulla tematica del lavoro, il grande problema della nostra società». In estrema sintesi, si prevede la promozione di riflessioni capaci di animare le comunità sui temi sociali, anche attraverso momenti di confronto e di preghiera funzionali alla costituzione di «sportelli lavoro » gestiti da volontari, tali da fornire un fattivo supporto alla ricerca di un’occupazione.

«Principalmente – spiega la coordinatrice sanmaurese Anna Comollo – i volontari dovranno far leva sulla autopromozione delle persone, sulla loro autonomia e sul superamento del concetto di mera assistenza, per far sì che la ricerca di un impiego sia un impegno costante e cosciente. Prevediamo di avviare l’operatività a partire da settembre/ ottobre attivando diversi punti d’informazione (bacheche) presso le parrocchie, dove saranno riportate le informazioni che possono aiutare ad orientarsi nella ricerca del lavoro. Successivamente saranno organizzati momenti d’incontro focalizzati su argomenti specifici quali, ad esempio, come preparare un curriculum, come presentarsi/ prepararsi ad un colloquio, l’importanza della formazione permanente di un candidato, le tipologie di lavoro maggiormente presenti nell’area sanmaurese, ecc.

 È prevista anche la possibilità di operare in rete con le altre organizzazioni esistenti sul territorio come: agenzie interinali, centri per l’impiego, altre parrocchie che già hanno attivato il Servizio per il Lavoro». I parroci don Claudio Furnari e don Ilario Corazza sottolineano l’importanza dell’iniziativa, suggerita dallo stesso Arcivescovo in occasione della sua Visita pastorale dello scorso anno. «Nella speranza di fornire un aiuto concreto – hanno affermato - faremo del nostro meglio per accompagnare le persone in difficoltà su questo fronte, facendo sentire loro come la Chiesa gli sia accanto in tutte le occasioni della vita».

Piero NEBBIA

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

venerdì 14 giugno 2013

Futuri Preti

Fra i seminaristi che saranno ordinati preti domenica 15 giugno alle 10 nella Cattedrale di Torino figurano Alberto Nigra e Danilo Piras, due volti noti a San Mauro Torinese per aver prestato servizio nelle parrocchie di Sant’Anna e San Benedetto. Sabato 22 alle 18 i novelli preti celebreranno le prime Messe a Santa Maria di Pulcherada. Lo scorso mese di novembre, domenica 18, Alberto e Danilo hanno ricevuto il primo grado dell’Ordine (diaconato) sempre in Cattedrale, in concomitanza con l’apertura del Sinodo dei Giovani e con l’ordinazione diaconale di altri 8 futuri sacerdoti. L’avvenimento è stato partecipato da una folta rappresentanza di sanmauresi. All’altro capo del mondo, in Colombia, hanno recentemente pronunciato la loro professione solenne suor Mariella e suor Virginia, altre figure molto care a San Mauro: appartenenti al Famulato Cristiano, hanno operato negli anni passati nei gruppi giovanili dell’Unità pastorale. A tutti loro vanno i migliori auguri per la prosecuzione del loro cammino e il ringraziamento per l’attività svolta in questi anni sul nostro territorio.

Nella foto: le ordinazioni diaconali del 18 novembre 2012

Stefano CARENA

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" il 26/5/2013

sabato 1 giugno 2013

Al termine delle scuole, bambini, ragazzi animatori e famiglie di San Mauro sanno che nelle parrocchie le attività non finiranno: restano sempre molto vivaci. Anche quest’anno, come sempre, saranno riproposte le settimane di Estate Ragazzi di Unità Pastorale e i Campi Estivi per i bambini dalle elementari alle medie: il calendario è pubblicato su questo numero di Testata d’Angolo a pagina IV. Le attività estive sono un «servizio » alle famiglie e un’occasione forte di socializzazione e crescita per tanti bambini e ragazzi.

 Estate: la stagione in cui maturano le attese. Non è infatti solo il periodo di agognata vacanza per i giovani studenti, ma è anche la stagione in cui animatori, educatori e catechisti chiudono un ciclo, un anno di formazione nei gruppi tenuti dall’autunno alla primavera nelle parrocchie. I Campi Estivi sono una bella conclusione di gruppo e possono essere un lancio per l’anno successivo.

 Estate, tempo di occasione anche per gli animatori di estate ragazzi che mettono a disposizione in maniera utile, responsabile, ma anche divertente, il proprio servizio.Chiara Ventrella, una delle responsabili insieme a Elisa Bordin e Daniele Catalano, spiega alcuni punti importanti dell’Estate Ragazzi: «tutti i giorni faremo attività e giochi legati a una lunga storia che ci accompagnerà per tutti i centri estivi! L’idea è quella di riuscire a divertirsi stando tutti insieme, rispettandosi; molto importante sarà il momento di preghiera che sarà presente ogni giorno». Le giornate sono scandite da grandi giochi, tornei sportivi, gite, laboratori e attività sempre nuove che stimolano i ragazzini sotto vari aspetti, in particolare quel che riguarda il fare le cose insieme, il gioco come la preghiera».

L’Estate Ragazzi di Unità Pastorale, arrivata alla sua settima edizione si svolgerà dal 17 giugno al 19 luglio, più quella di rientro dopo le vacanze dal 2 al 6 settembre. Quest’anno la novità più grande è anche la possibilità di un’Estate Ragazzi, sperimentalmente solo al pomeriggio, che si terrà a Sant’Anna per la settimana dal 17 al 21 giugno. I luoghi in cui si svolgerà l’Estate ragazzi full time saranno a San Benedetto la prima settimana, a Sant’Anna la seconda, al Sacro Cuore le tre rimanenti prima della pausa e a Santa Maria quella di settembre. La formazione dei giovani animatori ha il suo momento culminante in quattro incontri prima dell’estate in cui approfondire quali siano le regole comuni e quale sia il compito di un animatore; il secondo più operativo per prendere confidenza con giochi e temi di quest’anno; il terzo incontro la divisione organizzativa per le varie settimane; infine un incontro per imparare nuovi bans e per preparare il materiale per l’inizio della prima settimana. C’è da dire che però molti animatori hanno già avuto modo per tutto l’anno di darsi da fare per l’Oratorio (che si tiene a Sambuy il sabato pomeriggio) che ha avuto quest’anno una presenza costante da parte di un grintoso gruppo che ha avuto importanti compiti di organizzazione e non solo la mera presenza.

In contemporanea all’Estate Ragazzi sarà anche l’atteso momento dei campi estivi nelle case alpine dell’Unità Pastorale. Accompagnati dagli animatori, dalle cuoche e dagli assistenti spirituali, i ragazzi possono vivere un’esperienza di indipendenza, lontani dalla città (e in alcuni casi per la prima volta dai propri genitori) e vivere in maggior pienezza uno spirito di comunità, amicizia e vicinanza con il Creato. In questi campi si segue una storia, a volte ricavata dalla vita o dalle opere di qualche personaggio biblico, a volte ricamata sulle passioni dei ragazzi, in modo da coinvolgerli in maniera completa. Naturalmente non mancano mai giochi, gite, attività di ogni tipo e – per i ragazzi più grandi – gli immancabili turni di pulizia che rendono, almeno per una settimana, tutti un po’ più responsabili.

Il calendario dei campi vede cominciare la II e III elementare con il loro campo a Pialpetta dal 12 al 16 giugno, IV e V dal 16 al 23 giugno sempre a Pialpetta e in contemporanea anche a Oulx. I e II media saranno a Pialpetta e Oulx dal 23 al 30 giugno; la III media a Oulx dal 30 al 7 luglio. Per i ragazzi delle superiori anche quest’anno la proposta sarà legata all’Azione Cattolica; come lo scorso anno i ragazzi interessati delle varie parrocchie sanmauresi potranno unirsi ai loro coetanei da tutta la diocesi. Dall’1 al 6 luglio e dall’8 al 13 luglio si terranno i campi per il biennio, dal 15 al 20 luglio quelli per il triennio, tutti a Claviere.

Matteo DE DONA'

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" il 26/5/2013

domenica 26 maggio 2013

Mamma Angioletta

La velocità del nostro vivere quotidiano fa sì che spesso non ci accorgiamo del bene costruito dal Regno di Dio intorno a noi, concretamente. Fa sì che non notiamo le persone impegnate a costruire questo regno di amore e di pace ogni giorno. Ecco perché vogliamo porre alla vostra attenzione il ricordo di una sanmaurese che ha dedicato la propria vita al Signore servendolo nei bambini senza genitori: Angioletta Bertolè, conosciuta come Mamma Angioletta, accolta dal Padre lo scorso venerdì 3 maggio.

Mamma Angioletta faceva parte della comunità Opera Pia del Sacro Cuore (via Montebianco 36), retta da consacrate laiche di spiritualità domenicana e nata nel 1942 dall’ispirazione di Padre Angelico Pistarino (domenicano), che voleva dare una casa e una famiglia ai bambini orfani. Padre Pistarino non voleva porre in essere «un orfanotrofio dove i bimbi, inquadrati da una vita comune e da un severo regolamento, sotto l’occhio vigile di religiose o religiosi assistenti, trascorrono, l’uno accanto all’altro, gli anni della fanciullezza in un’atmosfera gelida , nella quale l’alito della carità cristiana cerca di supplire l’assenza di un focolare domestico e di un cuore materno; ma invece una Casa dove i bimbi vivono la loro vita di famiglia composta non più di dieci bambini, una casa nella quale palpiti la fiamma dell’amore di una mamma accanto a piccoli cuori che si aprono» (dal libretto «Casa del Sacro Cuore» scritto nel XXV anniversario di fondazione).

Una di queste donne dal 1944 è stata proprio la signorina Angioletta Bertolè, che nel 1947 divenne la mamma della comunità, presto affiancata dalla signorina Mercede Petrucci, che arrivava dalla Toscana, e che da tutti fu chiamata la Tata. La mamma Angioletta e la tata hanno cresciuto, nel tempo, una quarantina di bambini e bambine facendo loro vivere l’esperienza di amore di una famiglia e conoscere l’amore concreto di Dio. Si sono donate a tanti bambini dando loro l’amore di una mamma. L’amare di mamma Angioletta era il modo concreto per rispondere alla chiamata di particolare consacrazione che il Signore le aveva donato: non era fatto di sentimentalismi superficiali, ma di convinzioni di fede forti e di concretezza dell’amore di Dio. Man mano i bimbi sono cresciuti, hanno lasciato la casa, hanno fatto scelte da adulti nella loro vita e hanno continuato a frequentare la casa del Sacro Cuore con le loro nuove famiglie e i loro figli. La mamma e la tata hanno così fatto anche da «nonne».

Questa grande famiglia si è radunata lunedì 6 maggio nella parrocchia di Sant’Anna per ringraziare Dio per il dono della Mamma, certi che dal cielo continua a seguirli con la concretezza vissuta nella sua lunga vita.

Don Claudio e Don Ilario

Lettera pubblicata su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

venerdì 26 aprile 2013

Noi che il teatro


Noi che ci portavano all’oratorio quando neanche sapevamo cosa fosse.
Noi che non avevamo una chiara idea del motivo per cui ci riunissero tutti in una stanza per farci cantare.
Noi che l’Arca di Noè.
Noi che il poster, dell’Arca di Noè, con i nomi di chi aveva partecipato, che è stato appeso sulla porta di una delle salette per un sacco di anni.
Noi gatti, tigri del Bengala, colombe, oche, ippopotami, rane, pesci e caprette senza barbetta.
Noi che Okay, si può.
Noi che Verde è vita.
Noi che essere truccati ci terrorizzava.
Noi che ogni sabato, dalle tre alle sei.
Noi che lo spettacolo dei piccoli prima, quello dei grandi dopo.
Noi che gli spettacoli di Natale sono un po’ tutti uguali.
Noi che «io non faccio il balletto perché voglio recitare».
Noi che «a sapere che la mia parte era questa… avrei preferito il balletto!»
Noi che diciamocelo, le prime prove in teatro erano sempre un disastro.
Noi che ci chiedevamo perché mai ci fosse una botola sul palco, e cosa ci fosse sotto.
Noi che i pantaloni, le maglie, i body e le calze persi dietro le quinte.
Noi che i copioni e le nostre battute sottolineate con gli evidenziatori.
Noi che «ssssh, che i microfoni sono accesi!».
Noi che il tasto da schiacciare per aprire il sipario.
Noi che l’ansia quando venivano decisi i solisti.
Noi che il bagno in fondo al teatro aveva sempre qualcosa di losco.
Noi che Fiocca La Neve e Guido Le Renne.
Noi che Baby Grease, dove tutti i ragazzi si chiamavamo «B» e le ragazze «BA».
Noi che I miei primi cento anni, in cui eravamo tanti, ma veramente tanti. Quasi quanto gli anni.
Noi che quella volta in cui hanno ballato anche i maschi.
Noi che la canzone degli animatori alla fine dello spettacolo.
Noi che abbiamo cantato We are the world e ballato Jingle bells rock così tante volte da averne perso il conto.
Noi che come si fa il nodo alla cravatta?
Noi sullo stesso palco su cui hanno ballato, cantato e recitato i nostri genitori.
Noi che bastava una scenetta ed un balletto per chiamarlo spettacolo.
Noi che il Presepe vivente.
Noi che i fiori e il biglietto per gli animatori.
Noi che, tanti anni dopo, L’isola di Nede.
Noi che Let it be, C’era un ragazzo, Sambamico, Smoke on the water, Il mio nome è mai più, Jesus Christ Superstar, Grease Lightening, È Natale, Oh Happy Day, Samelù, Yesterday, Another brick in the wall...
Noi che il Can Can, il Charleston, e quella volta in cui, un po’ a corto di idee, tanto per cambiare abbiamo scelto Jingle bells rock.
Noi che il Fantasma dei Natali presenti, passati e futuri, noi che «Vorrei un caffè ristretto corretto brandy», noi che «Dimmi tutto, cocco», noi che «In via Ba… in via Ba…», noi che «… Lucifero!»
Noi che Risposta non c’è, o forse chi lo sa.
Noi che sembra passata una vita.
Noi che sembra ieri.
Noi che la prova il giovedì sera la settimana dello spettacolo.
Noi che le travi di legno che scricchiolano sotto i piedi, la luce puntata negli occhi, le facce conosciute in mezzo al pubblico, il caldo infernale e l’urlo tutti insieme prima di iniziare.
Noi che le battute dimenticate, i passi sbagliati, i microfoni che fischiano.
Noi che alla fine si risolveva tutto con una risata.
Noi che tutti quanti, da chi ci è stato una volta a chi c’è stato venti, ci meritiamo un grande applauso.
Noi che basta ripensarci per sorridere.
Noi che chi lo sa, potremmo sempre ritornarci.
Noi che grazie.



Cristina PAROLA

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 17/02/2013