martedì 2 dicembre 2014

Una Chiesa Missionaria

La Esortazione apostolica «Evangelii Gaudium» (La gioia del Vangelo) di papa Francesco, che delinea una chiesa missionaria e ridà la centralità all’annuncio evangelico come dimensione fondamentale dell’esistenza della Chiesa, ha di fatto aperto una riflessione sul ruolo della Chiesa nella società. Si pone il problema di come portare l’annuncio in una società secolarizzata e profondamente cambiata nel volgere di pochi decenni, non semplicemente per conservare la Chiesa in questa realtà mutata, ma per evangelizzare la società e a rendere la Chiesa capace di questo compito. È un cambio di marcia notevole. Nell’arco di tre secoli la modernità ha radicalmente modificato una società gerarchicamente ben strutturata e interamente cristianizzata nella quale la Chiesa aveva un ruolo rilevante, esercitando anche un certo potere.

La Chiesa di conseguenza si è arroccata in una difesa ad oltranza contro la modernità senza porsi il problema di come annunciare il Vangelo in un contesto mutato, ma anzi opponendosi al cambiamento. Ora si prende atto che la società è composta da varie istanze non più gerarchicamente ordinate, che spesso anzi rivendicano la propria autonomia totale (vedi la cultura, la scienza, la finanza) dove la libertà personale è diventata un valore assoluto e la dimensione religiosa non è più centrale. Queste trasformazioni sono state spesso positive (vedi il valore acquisito dalla democrazia e le conquiste della scienza), altre volte negative. Ora si riconosce che la modernità è un fatto irreversibile e con essa occorre misurarsi. Ne consegue che in questa società non si nasce più cristiani, ma si decide, eventualmente, di diventare cristiani. Di qui l’esigenza di andare in missione in terre un tempo cristianizzate come la nostra. La missione tuttavia non è propaganda cristiana. Occorre ritornare ai fondamentali teologici della missione. L’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini nasce dalla fede che Gesù è risorto dai morti e la sua morte (con ciò che implica come modello di amore gratuito e totale) e resurrezione è per tutta l’umanità e per questo la sua signoria, quando è accettata, realizza pienamente la libertà, la giustizia, la solidarietà e la fratellanza, cioè è totalmente umanizzante. Questa è la ragione per cui la Chiesa deve annunciare il Vangelo a tutti (Mt. 28,19-20). In questo senso la chiesa è naturalmente missionaria, senza pretendere con ciò che tutto il mondo diventi cristiano. Suo compito è porsi come segno di salvezza e strumento dell’amore di Dio verso tutti.

La missione consiste nel trasmettere al mondo la vita divina e perciò è un compito naturale per la Chiesa. Se non è missionaria la Chiesa nega se stessa. Si tratta poi di capire come concretamente realizzare la missione. Qui risulta evidente il ruolo dei laici. Non è pensabile che sia una compito del clero soltanto. La Chiesa è naturalmente in missione con i laici che vivono la loro normale dimensione sociale in famiglia, nei rapporti sociali, nei luoghi di lavoro, nelle equipe scientifiche, in politica, ecc. Ciascuno di essi è parte del popolo di Dio ed è cristiano sempre nel mondo lavoro, nel rapporto con gli altri, per come risolve i problemi. Per come testimonia il suo essere cristiano. La trasmissione della fede passa in gran parte dai comportamenti coerenti di ciascuno. Ciascuno responsabilizzato a portare le ragioni del suo credere e la novità del Vangelo. E sono tutti luoghi non abitualmente abitati dal clero, o almeno dai preti. Per questo occorre porre particolare attenzione alla formazione dei laici affinché siano sempre più capaci di annuncio cristiano e, addirittura, di rappresentanza della Chiesa là dove si realizza la loro vita. Ma anche la vita ecclesiale, là dove i cristiani si radunano per celebrare liturgicamente, per pregare o per confrontarsi, deve in qualche modo essere permeata dalle loro diverse esperienze. Al clero poi spetterà il compito di radicare la comunità cristiana nella testimonianza apostolica. Tuttavia in una società molto articolata, addirittura parcellizzata e disincantata la capacità di argomentare è fondamentale. Per questa ragione la «formazione» diventa un passaggio obbligato per tutti. Nella nostra Unità pastorale sta per partire l’esperienza dei «Gruppi di Vangelo nelle case» dove soprattutto i laici saranno chiamati, dopo un’adeguata formazione, ad esserne i protagonisti.

Per le persone e le famiglie che vorranno ascoltare, o ospitare i Gruppi nella propria casa, siano essi credenti che vogliono approfondire la loro fede, oppure non credenti curiosi di capire la proposta cristiana, sarà un’opportunità di conoscere i cristiani non per come sono descritti dai giornali e da un certo pregiudizio, ma per come si fanno ispirare dalla Parola di Cristo nella vita di ogni giorno. diacono Roberto PORRATI

lunedì 1 dicembre 2014

DICIAMO NO AL BULLISMO

Dalle associazioni alle scuole, passando per l’amministrazione comunale e le famiglie, si alza un deciso «no» a bullismo giovanile. Lo dimostrano la sensibilità concretizzatasi in partecipazione e interesse dimostrato in occasione delle iniziative sul tema, tanto che le scuole medie si sono appena aggiudicate un bando del Ministero dell’Istruzione finalizzato proprio alla prevenzione del bullismo e il Comune, in collaborazione con le associazioni, sta avviando un Centro Giovani. Per «bullismo» s’intendono tutte le «azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino o adolescente, definito ‘bullo’ o da parte di un gruppo definito tale, nei confronti di un suo pari, percepito come più debole, la vittima ».

Anche se San Mauro – agli occhi di molti – è un’isola felice, non bisogna abbassare la guardia né sottovalutare i campanelli d’allarme, anche alla luce degli episodi che si registrano periodicamente, piccoli o grandi che siano, e di quelli celati nella «rete» e nei cellulari dei nostri giovani. «Tutti coloro che, a vario titolo, sono impegnati a diretto contatto con il mondo giovanile hanno il dovere morale e civile di affrontare il problema - spiega l’assessore Marino Reymondet che di mestiere fa l’insegnante - Spesso esso è nascosto molto bene nelle varie realtà e nelle persone, è un dato assodato che le cosidette ‘isole felici’ nascondono meglio di altre forme di arroganza e sopraffazione. Nel mio caso, chi si occupa delle politiche giovanili, deve concorrere a creare condizioni di partecipazione attiva sul territorio ‘fomentando’ la voglia ad essere protagonisti ed elementi attivi sul territorio. A breve apriremo il Centro Giovani che fa parte di un progetto locale ormai avviato. È un tentativo di offrire uno spazio e una opportunità a favore dei giovani di proporre attività, dialogo, informazioni, aiutandoli a sentirsi cittadini attivi e propositivi. Il giovane ‘bullo’ spesso è passivo, vinto e giocoforza violento ma nessuno nasce così, se non trova intorno a sé indifferenza può cambiare e scoprirsi invece attivo, vincitore e cittadino corretto e, perché no, felice». «Come giovani lavoratori e studenti impegnati nell’associazione Gioc, siamo chiamati alla sfida quotidiana di educare, formare ed evangelizzare i ragazzi dei nostri territori, camminando al loro fianco in questo percorso - spiega Francesca Porrovecchio della Gioventù Operaia Cristiana (Gioc), della quale don Ilario Corazza è stato appena nominato assistente a livello torinese - Grazie al confronto reciproco all’interno del gruppo, come luogo educativo e di crescita per eccellenza, i giovani possono riscoprire la loro identità, raccontare il proprio stato d’animo e le problematiche che vivono in famiglia, con gli amici, a scuola, diventando così protagonisti impegnati e consapevoli dei loro ambienti di vita.


La prima vera arma per combattere il bullismo è ‘parlarne, parlarne, parlarne’, e l’esperienza di gruppo per i nostri ragazzi, da questo punto di vista, diventa così il luogo privilegiato per iniziare a farlo davvero». San Mauro sembra aver recepito in pieno queste indicazioni. In questi giorni la scuola media statale «Carlo Alberto Dalla Chiesa», ha vinto un concorso bandito dal Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) su questo tema e partecipato attivamente al tavolo avviato ufficialmente lo scorso 25 ottobre dall’associazione culturale AltreArti nella serata dal titolo «Il Bullismo non è rock». In quell’occasione, tra un brano musicale e l’altro, il pubblico si è trovato immerso in un dibattito vivo, affrontando il tema dell’educazione dei figli, della necessità di fare rete e prevenzione con scuola, istituzioni e loro: i giovani. Non ci è voluto molto a sciogliere la vergogna condensandola in gocce di speranza e in azione. Ci è riuscito Flavio Rubatto, educatore e musicoterapeuta di AltreArti che ha intrattenuto il pubblico, rimasto a bocca aperta e in silenzio profondo (bambini compresi) per oltre mezzora, con alcuni «giochi» improntati sull’osservazione dei movimenti del corpo basata sulla programmazione neuro linguistica (pnl) e sul lavoro d’insieme, con il canto di gruppo (tecnica dell’ancoraggio). Una breve dimostrazione di una parte del cosiddetto «metodo AltreArti»: imparare - la musica, ad esempio - sperimentando e giocando con le infinite potenzialità comunicative che il corpo e la mente umana offrono. Abbiamo incontrato la professoressa Luisa Dal Paos - dirigente scolastica delle scuole medie sanmauresi che insieme alla collega Patrizia Pramaggiore, dirigente scuole elementari, ha partecipato alla tavola rotonda - al fine di comprendere da vicino questo fenomeno e come la scuola italiana intende porre fine allo stesso. Secondo la dirigente, è importante lavorare in rete partendo dal nucleo familiare. «La famiglia - spiega Dal Paos - deve far comprendere all’adolescente i rispettivi ruoli che sono diversi».

La famiglia del «bullo», chiamata in causa, spesso si sente in dovere di difendere il proprio figlio sminuendo l’atto o negandolo del tutto, questo porta a screditare le azioni preventive o educative che la scuola intende prendere. «La famiglia si sente chiamata in causa più di quanto dovrebbe e dovrebbe comprendere che essi e il bambino non sono allo stesso piano» prosegue la preside sanmaurese che sottolinea anche il «timore di chiedere aiuto, anche per paura che il bambino venga allontanato dalla famiglia». Sul cyberbullismo Dal Paos aggiunge che «i ragazzi vanno educati all’utilizzo degli strumenti offerti da Internet» e per questo la scuola media sanmaurese ha aderito a un ciclo di serate organizzate da «La Piazza dei Mestieri» con corsi di formazione per insegnanti, conferenze e laboratori per ragazzi e conferenze aperte alle famiglie. La passione della docente per il suo lavoro è racchiusa in questa frase che ci rilascia, a fine intervista: «Ho insegnato per 32 anni informatica, l’altro giorno sono stata venti minuti in classe per sostituire una collega. Venti minuti in classe ed ero felice».
Emanuele FRANZOSO Chiara MUNNO ha collaborato MATTEO DE DONÀ

domenica 30 novembre 2014

Il dono di Natale, Gesù nella storia

La televisione con le prime pubblicità ci rammenta che è ora di iniziare a comprare i regali per Natale, lo spam delle email si riempie di annunci di vacanze natalizie e di pranzoni e cenoni a cui partecipare nelle feste e anche le Luci di Artista di Torino ci rinviano al turbillon natalizio. Ma cosa vuol dire festeggiare il Natale al settimo anno consecutivo di crisi economica? Come si può festeggiare con la paura della violenza che colpisce ormai tante terre martoriate dalla guerra e dal terrorismo? Come ci si può rallegrare con l’incertezza sul futuro dei giovani, l’insicurezza di tante famiglie sulla propria abitazione e come si può vivere la pace e la serenità con le divisioni, le diffidenze e le paure che infestano l’anima di ognuno di noi e la nostra società?

La nascita di Gesù è avvenuta in una famiglia povera, in viaggio per il censimento da fare per un potere straniero e oppressivo, senza un luogo dove fermarsi per la notte; la vita dell’Unico Figlio del Padre è iniziata in un periodo di crisi, di incertezza e di violenza (da lì a poco ci fu la strage degli innocenti) ed è finita su una croce fuori dalle mura di Gerusalemme in mezzo a due malfattori. Fare memoria della nascita di Gesù in periodo di crisi è ricordarsi che Dio entra nella nostra storia in ogni momento, in ogni situazione, in ogni tempo in cui ci si trova. Festeggiare la nascita di Gesù, il Suo Natale, è rallegrarsi che il Salvatore abbia deciso di sporcarsi le mani e metterle nel fango dell’umanità per prenderlo su di sé e donare all’umanità l’acqua pura della Sua risurrezione. Gioire per il Natale è gioire perché Dio condivide con noi la nostra storia e le dona una strada di luce. Vivere la pace e la serenità che dona il Natale è imparare da Gesù stesso a condividere con i più poveri, i più umiliati, i più diseredati. Il Natale in tempo di crisi e di incertezza ci ricorda e ci fa vivere la certezza che non siamo soli, ma siamo accompagnati, siamo presi in braccio da Dio; il Natale ci ricorda che la crisi, l’incertezza, la sofferenza non hanno più l’ultima parola, perché l’ultima Parola è la nascita, la vita, la risurrezione di Gesù. A noi condividere questa esperienza con gli uomini della nostra città. Buon Natale pieno della serenità della presenza di Dio!
 don Ilario e don ClaudioArticolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 30/11/2014

domenica 15 dicembre 2013

Calendario Avvento


  • Auguri natalizi sabato 21 dicembre a Santa Maria di Pulcherada dopo la Messa della sera; domenica 22 a Sant’Anna dopo la Messa delle 11.30, S. Cuore di Gesù dopo la Messe delle 11.30, S. Benedetto alle 11.
  • Festa dolce e salato sabato 7 e domenica 8 dicembre con vendita di torte presso le aule di catechismo di Pulcherada, il ricavato andrà alla Casa dell’Immacolata. Il giorno 7 polentata in occasione della festa patronale.
  • Sospensione catechismo per vacanze natalizie da lunedì 23 dicembre; ripresa il 13 gennaio 2014. 
  • Celebrazione penitenziale dell’Unità Pastorale mercoledì 18 dicembre alle 21 a Pulcherada.
  •  Novena di Natale. Da lunedì 16 dicembre Messa quotidiana con Novena alle 18.30 a Santa Maria di Pulcherada, alle 21 a Sant’Anna.
  • Novena per i bambini. Da lunedì 16 a venerdì 20 dicembre alle 17 a Sant’Anna, Santa Maria di Pulcherada. A San Benedetto triduo il 16, 17, 18 dicembre alle 17. Al Sacro Cuore di Gesù triduo il 18, 19, 20 alle 17.
  • Scuole materne. Festa di Natale Scuola Materna di Sant’Anna, venerdì 13 dicembre alle 17 a Sant’Anna. Presso la scuola materna di San Benedetto mercatino dall’1 all’8 dicembre. Festa di Natale a San Benedetto giovedì 19 dicembre 17.
  • Notte di Natale. Lunedì 24 dicembre celebrazioni alle 24 a Pulcherada e Sacro Cuore, alle 22 Sant’Anna e San Benedetto.
  • Tedeum martedì 31 dicembre alle 18 a Santa Maria di Pulcherada.
  • Presepe vivente giovedì 26 dicembre.

giovedì 26 settembre 2013

Testata d'Angolo 8 settembre 2013


E' nelle case di tutti i sanmauresi il nuovo numero di TESTATA D'ANGOLO, il giornale delle parrocchie in collaborazione con La Voce del Popolo.

Seguite il nostro blog per gli articoli, le foto, e gli approfondimenti dell'ultimo numero.



mercoledì 31 luglio 2013

Da San Mauro al lontano Oriente

Mi presento: sono Elena Carola Colla, cittadina di San Mauro da quando sono nata 26 anni fa. Questo luogo fa parte della storia della mia famiglia poiché, da parte di mamma, le generazioni sanmauresi si perdono nel tempo. Mi sono laureata nel 2012: corso di laurea in «Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa» presso l’Università di Torino. I professori mi proposero, la specialistica, con un anno di corso in Cina. La decisione è stata carica di dubbi, ma poi, con il sostegno dei miei genitori, ho scelto di partire ed ora ritengo mi sia stata offerta una grande opportunità.

Già nel 2010 avevo studiato sei mesi a Pechino. Allora, come ora, soggiornai in un campus, con la differenza che a Pechino tutti gli ambienti erano riscaldati e avevo il bagno in camera. Ora mi trovo a Shanghai, che essendo più a sud viene ritenuta città più calda, sebbene il termometro può anche raggiungere i 10 gradi sotto zero, nelle camere c’è l’aria condizionata mentre i corridoi ed i bagni comuni non hanno alcun tipo di riscaldamento.

Il volo che ho preso lo scorso mese di agosto 2012 mi ha portata in questo Paese, così diverso dal nostro, che in questi ultimi anni si è affacciato alla ribalta sul palcoscenico del mondo e che, forse, condizionerà la mie scelte future. Shanghai è una città diversa da Pechino, con caratteristiche più occidentali: è più cara e gran parte dei cittadini sono concentrati nell’accumulo di denaro e nell’ostentazione di una ricchezza raggiunta. Ci sono molti ristoranti occidentali, anche italiani, ne ho visti tre con il nome «Da Marco».

Shanghai è il simbolo, forse più di Pechino, dell’enorme sviluppo che la Cina ha raggiunto; è la dimostrazione che il Paese intende continuare il cammino di modernizzazione. Il grattacielo più alto di questa città raggiunge i 492 metri, è il IV° nel mondo ed ha 93 piani. Essendo rimasta in Cina anche durante le lunghe festività del capodanno cinese, ne ho approfittato per visitare Hong Kong ed altri luoghi.

La bellezza di questi luoghi non deve distogliere l’attenzione dai tanti problemi della Cina. In questo momento fra la gente c’è paura per la vicinanza con la Corea, poi c’è il grave problema dell’inquinamento, e si deve convivere con l’influenza aviaria, che ha già mietuto più di 100 vittime. Quanto alla tradizione nel cucinare gatti e cani posso testimoniare che i gatti sono divenuti compagni e amici dell’uomo mentre i cani subiscono ancora una sorte tragica. Di fronte alla mia stizza mi è stato risposto: «Voi occidentali mangiate i cavalli».

Nella foto: La sanmaurese Elena Colla (al centro) con due amiche davanti all’Oriental Pearl Tower di Shangai in Cina, dove sta completando gli studi universitari

Elena COLLA

Articolo pubblicato

mercoledì 10 luglio 2013

Il mito delle fragole

Nel calendario degli eventi di San Mauro continua a venire programmata la «Festa delle Fragole», anche se i terreni adibiti a questa coltivazione sono rimasti pochi e le qualità di maggior pregio non sono neppure più nella categoria del panda, perché sui terreni più favorevoli sono cresciuti tanti «alberi» di cemento. I palazzi, senz’altro più fruttuosi dal punto di vista finanziario, hanno cancellato il prestigio che il piccolo frutto rosso aveva dato a San Mauro. Per immaginare un paesaggio fatto di tante piccole pianticelle, non rimane che sfogliare gli album fotografici di molte famiglie sanmauresi.

Eugenia e Marilena Gilardi ci hanno mostrato le loro foto, molte sono in bianco e nero, ma possiamo immaginare quanto i terreni coltivati fossero verdi per le foglie, rossi per i frutti e bianco-gialli, per la paglia che il loro papà buttava fra un filare e l’altro affinché l’erba non crescesse. Fra i filari spicca la figura di Domenico Gilardi, da tutti conosciuto come Minòt. Figlio di Giuseppe Gilardi ed Eugenia Pilone, crebbe fra i filari di via Lunga (Sambuy) e dove ora c’è la farmacia di Sambuy. Assorbì i segreti della coltivazione. Produrre fragole divenne, per lui, una passione che trasmise alla moglie Ernesta Berton e alle figlie Eugenia e Marilena che, il giovedì, accompagnavano la mamma ai mercati generali, dal momento che in quel giorno, negli anni Cinquanta, non si andava a scuola.

Nella foto, Minòt e Ernesta fra i filoni negli anni sessanta.

La consegna delle fragole era un piccolo viaggio, il cappuccino preso al bar trasformava quella giornata in un giorno di festa. Ci sono anche foto più recenti, quelle in cui, fra i filari, scorazzano i nipotini Roberto e Paola Antonetto. Quando si fece costruire la casa in via Alfieri (allora via Rapo) per provare il terreno, Minot iniziò con 5 filari, era il 1953, poi divenne il più grande coltivatore di San Mauro. Il suo lavoro ufficiale era quello di vigile urbano di San Mauro; nei mesi d’aprile e maggio, s’alzava prestissimo per poter andare nei campi prima di recarsi al lavoro. Poi, durante il periodo di raccolta, che durava circa venti giorni, arrivavano ragazze da Locana e da Ronco Canavese, Minòt lavorava con loro perché le ferie le richiedeva per quei giorni, pur rimanendo a disposizione, per il 2 giugno e le domeniche. Le sue fragole erano amate anche dal Prefetto di Torino che negli anni Cinquanta veniva di persona ad acquistarle. Venivano richieste dal ristorante «L’Aquila» che si trovava di fronte al municipio.

 Le piantine provenivano da Ferrara, Minòt le faceva arrivare anche per altri coltivatori, la più famosa era la «Bella Ruby»; le fragoline di Bosconero, invece, non erano adatte per quel terreno. Un anziano artigiano che abitava in valle Chianale, gli intrecciava i cestini in vimini che lui voleva personalizzati, così da un lato c’era l’iniziale G (verde), dall’altro lato la D (rossa), mentre il manico veniva dipinto in bianco al centro e rosso e verde alle due estremità, Quando non poté più avere quei cestini, Minòt s’ingegnò inventando un platò in legno con il manico in ferro (per la praticità del trasporto). Realizzò anche un sistema d’irrigazione, fatto di tubi di plastica, lunghi sei metri, bucati e appoggiati su cavalletti.

La sua coltivazione fu visitata da una delegazione del comune di Peveragno (Cuneo), e una foto, che porta la data 5 giugno 1958, ricorda quell’evento. Altre foto hanno fermato l’attimo di una meritata premiazione su un grande palco davanti alla scuola Nino Costa. A ricevere il premio dalle mani del sindaco Federico Guerrini erano Eugenia o Marilena, ma il merito delle 10 coppe, 3 medaglie d’oro ed 1 d’argento andava al papà. Domenico Gilardi (1917/2010), alpino, vigile e coltivatore, ha avuto un percorso di vita molto lungo durante il quale di San Mauro si è trasformata.

Nella foto, la premiazione della coltivazione familiare.

 Come tanti altri coltivatori (ricordati in altri vecchi articoli di questo giornale) hanno lasciato in eredità album fotografici e scatole di latta contenenti foto antiche, vecchie e più recenti che sono la nostra macchina del tempo. In quelle immagini ritroviamo volti e luoghi di una San Mauro che non c’è più.

Luisa PILONE

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

martedì 9 luglio 2013

Quelli del CURRICULUM BIRRAE

Una serata rivolta ai giovani per imparare a compilare un curriculum vitae «come si deve» in uno dei luoghi preferiti dai ragazzi: il pub. «Curriculum Birrae», questo il simpatico nome dell’iniziativa che ha tenuto banco – anzi, bancone! – il 29 aprile al Derry Pub di San Mauro.

Organizzata dalla Gioc e da alcuni giovani dell’oratorio di San Mauro la serata ha visto la partecipazione di una ventina di persone (fra relatori, animatori, ragazzi e avventori più o meno casuali) interessate a un aspetto fondamentale per l’inserimento nel lavoro. «Portiamo il curriculum, rendiamolo efficace, beviamoci su» lo slogan dell’iniziativa grazie alla preziosa consulenza di Viola, una militante Gioc che ha ricevuto una formazione specifica e ha condiviso l’esperienza di decine di curriculum visionati.

Giovani e lavoro: è un tema caldo, non semplice da trattare, spesso vissuto con scoramento e negatività. Se le generazioni diverse non si parlano, anche il valore di iniziative come questa, dove i giovani aiutano altri giovani condividendo un po’ di tempo, le proprie conoscenze e le proprie capacità. Iniziativa analoghe, cui ci si è ispirati, si sono svolte in altre località, per esempio a Piossasco. Anche se i partecipanti erano in prevalenza universitari, le informazioni sui curriculum sono state apprezzate soprattutto per la spiegazioni di alcuni dettagli e a tante informazioni che normalmente vengono date per scontate o lasciate all’ambiguità di interpretazione: preferire il curriculum in formato europeo e Europass; fare assolutamente attenzione ad errori di battitura; evitare di inserire una foto, a meno che non sia richiesto; elencare le esperienze lavorative e di istruzione partendo dalla più recente, facendo sempre attenzione a non lasciare periodi di «inattività» troppo marcati; inserire poi tutte le caratteristiche personali facendo bene attenzione a suddividerle nelle corrette sezioni e soprattutto… metterci la firma!

Matteo DE DONA'

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

lunedì 1 luglio 2013

Cemento STOP

San Mauro va verso un nuovo Piano urbanistico, con il superamento delle controverse Varianti 11 e 14. La notizia è stata ufficializzata lo scorso 15 aprile, durante un Consiglio comunale «aperto», il secondo nella storia locale. Un appuntamento tenutosi in un luogo insolito: il teatro «Gobetti», gremito in ogni ordine di posti. Unico ordine del giorno della serata era il «Futuro urbanistico della citta: quali strategie?». Un tema che si conclude con un interrogativo e forse non è un caso, tenuto conto di quanto la questione urbanistica sia sempre stata foriera di discussioni accese in città e continui ad esserlo.


Nella foto: l'assemblea comunale del 15 aprile

La serata ha dato risposta alle numerose richieste avanzate nei mesi precedenti da singoli cittadini, componenti politiche sanmauresi e comitati spontanei contro nuove varianti al Piano regolatore. I presenti hanno avuto la possibilità di richiedere interventi o porre quesiti. Energia sostenibile, sicurezza e sviluppi futuri («smart building») sono stati alcuni degli argomenti che hanno caratterizzato tutta la prima ora, occupata da una relazione del vice sindaco Lucrezia Colurcio. Una lunga lista di punti sulla San Mauro che sarà o che potrebbe diventare in futuro. Quando il pubblico ha iniziato a rumoreggiare, l’Amministrazione ha precisato e comunicato l’unica novità a breve termine: la definizione di una variante strutturale generale al Piano regolatore e un nuovo Documento di programmazione urbanistica (Dpu), mettendo così la parola «fine» sulle Varianti 11 e 14.

Tanti gli interventi, tenuti nel tempo massimo di 3 minuti ciascuno. Non sono mancati commenti politici, soprattutto da parte di consiglieri ed esponenti della minoranza e c’è stato spazio anche per interventi tecnici, sollecitati dall’Amministrazione. «No a nuove edificazioni » ha garantito l’architetto della Provincia di Torino, Paolo Foietta, riferendosi non solo a San Mauro ma all’intero territorio provinciale. «Il Piano territoriale approvato nel mese di agosto 2011 si riferisce a tutta la Provincia di Torino dove si vanno a tutelare le aree agricole contenendo il consumo del suolo» ha precisato Foietta. Come sarà possibile? «Individuando le esigenze delle aree urbane, gli edifici vuoti, riqualificando attraverso nuove cubature senza ulteriore utilizzo di aree agricole», ha risposto l’architetto portando alcuni esempi nella cintura torinese. Cittadini e comitati temono che alle parole non seguano i fatti, mentre una mozione firmata da numerosi consiglieri comunali di minoranza chiede al Comune che a fronte della rinuncia dell’alienazione dell’area di via Asti (Variante 11), il Comune provveda a restituire quanto versato dall’acquirente. Nel frattempo il «Comitato No Varianti» rivendica un ruolo che va oltre all’opposizione a nuovi insediamenti. «Vi è anche un altro aspetto più culturale oltre quello finanziario – scrive in una nota Bruno Bonino, uno dei promotori - Il Comitato No Varianti ha portato, in questi ultimi quattro anni, nel nostro comune, la cultura del limite al consumo di suolo, della tutela del paesaggio ha fatto conoscere alla popolazione le ottime norme del Piano territoriale di Coordinamento della Provincia di Torino, ha cercato di mettere in evidenza l’importanza di conoscere il dato degli alloggi sfitti prima di costruire nuove abitazioni. Ha parlato di standard urbanistici per i servizi quando l’amministrazione comunale presentava tabelle e conti molto parziali e qualche volta errati».



Nelle foto: i prati di via Musiné e via Asti, preservati da nuove costruzioni.

A San Mauro – come è stato ricordato durante la serata – permangono anche problemi di messa in sicurezza, soprattutto nell’area collinare, dove si registrano frequentemente frane, e nelle aree vicino al fiume Po e ai rii. Un altro tema aperto riguarda l’area dell’autoporto Pescarito: dal 2015 sarà gestita dal Comune che erediterà dal Consorzio Pescarito la gestione delle infrastrutture (strade, illuminazione, rete fognaria) in una fetta di città, confinante con Settimo e Torino, densa di criticità e con sempre meno insediamenti industriali e produttivi. Pescarito occupa 1.141.000 mq e l’anno scorso il Consorzio aveva in cassa circa 200 mila euro, considerati insufficienti a coprire tutte le spese.

Emanuele FRANZOSO

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 25/6/2013

sabato 29 giugno 2013

Madonna Pellegrina quei giorni memorabili

Luglio 1953, cinquant’anni fa. Nel bollettino della parrocchia di San Mauro «L’Angelo delle Famiglie» troviamo un emozionato ricordo del pellegrinaggio compiuto tre anni prima dalla Madonna Pellegrina nel territorio sanmaurese (29 giugno-3 luglio 1950). Il parroco mons. Davide Corino firmava il testo che qui riproduciamo, mezzo secolo dopo. La statua della Madonna Pellegrina negli anni 1948-1950 passò attraverso le 330 parrocchie della diocesi torinese concludendo il pellegrinaggio nel seminario di Rivoli il 29 ottobre 1950. Era una statua lignea, opera della scuola di Ortisei: riproduceva l’immagine della Madonna della Consolata, patrona della diocesi, la cui effigie è venerata da secoli nell’omonimo santuario cittadino. Dal 1979 è ospitata nella parrocchia della Risurrezione del Signore in Torino. (Enrico Mottura)

Or son tre anni e la tanto aspettata e desiderata Madonna Pellegrina arrivava a San Mauro e si fermava quattro giorni. Ricordate? Da mesi ci si preparava; nella settimana antecedente tutti in moto per l’addobbo delle case e preparare la luminaria. La lunga preparazione spirituale si accentuò nella Festa di S. Pietro; tutta la giornata fu dedicata a parlare della Madonna.

Giovedì 29 giugno – Sono le ore 21. Lo altoparlante dal campanile fa sentire fin nei più remoti posti del paese il concerto delle campane, è l’avviso: la Madonna sta per arrivare. Si parte per la borgata Croce: ecco la Madonna, la si colloca sul carro appositamente preparato; lo ricordate com’era bello? E la Madonna sorridente in mezzo a un giardino di fiori e in uno sfavillio di luci che ha trasformato il paese in un luogo di incanto passa benedicendo tutti. La prima funzione notturna è riservata alle donne.

Venerdì 30 giugno – La Madonna va a visitare le borgate Sambuj (S. Messa); Meirano e Moncanino, nella notte Via Crucis nel paese e visita al Cimitero; funzione che ha suscitato tanta commozione in tutti e tanti seri pensieri, e oh come saranno rallegrati i nostri morti.

Sabato 1 luglio – La Madonna va nello Oltre Po per la S. Messa; e nel pomeriggio attende tutti i bambini per benedirli, e poi va a consolare gli ammalati nell’Ospizio. Alla notte si va ai Pescatori per il rosario meditato, e quando alla mezzanotte la Madonna rientra in chiesa è accompagnata da tutti gli uomini di S. Mauro. La ricordate quella notte, o uomini e giovani? Avete avuto una pallida idea della felicità che vi attende in paradiso. Notte simile non la si rivivrà più tanto facilmente.

Domenica 2 luglio – Nella mattina tutti in Chiesa a trovare la Madonna, nel pomeriggio la processione di penitenza dei bambini; a ricordarla vengono ancora le lacrime agli occhi: a notte visita della Madonna nell’Oltre Po; vedremo ancora uno spettacolo simile? Eravamo tutti stanchi e assetati; ma chi ci pensava? Si stava così bene con la Mamma.

 Lunedì 3 luglio – La Madonna va ai Pescatori per la S. Messa, a Villa S. Croce, alle fabbriche, ai vari istituti; per tutto il giorno fu in moto. Ormai eravamo abituati a vivere con Lei e avremmo voluto che restasse sempre in mezzo a noi; ma ohimè! La sera dovette partire per Rivodora. Lo ricordate lo schianto del cuore, le lacrime riversate, il dolore di quell’addio, confortato solo dal pensiero che un giorno l’avremo rivista in Paradiso ove la festa della Madonna sarà eterna. E quando al Martedì sera la Madonna ripassò per poco nel territorio di S. Mauro, la si volle ancora rivedere e tutti accorsero a Sambuj per l’ultimo addio.

È bene ricordare queste cose; fanno del bene, ma è dovere ancora esaminarci se fummo fedeli alle promesse fatte alla Madonna, se abbiamo vissuto la consacrazione che con tanto slancio del cuore avevamo fatta e firmata di nostro pugno. Il ricordo dell’anniversario della venuta della Madonna Pellegrina deve appunto richiamarci al proposito di essere veri devoti della Madonna, devozione che si deve manifestare con una vita interamente cristiana, nella dolce speranza che la Madonna ci faccia sempre da Mamma e che ci accolga un giorno nel bel Paradiso.
(Testo tratto dall’Angelo delle Famiglia, luglio 1953)


Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

martedì 25 giugno 2013

Cattolici e Valdesi, comunità a confronto

Presso il salone della parrocchia del Sacro Cuore si è tenuto il 4 aprile un incontro tra l’Unità pastorale di San Mauro e la comunità valdese, rappresentata dal pastore Paolo Ribet e da alcuni fedeli sanmauresi. Questo primo appuntamento promosso dal Gruppo Missionario dell’Unità (altri seguiranno in autunno) ha permesso di ascoltare da fonte valdese – Ribet – la narrazione dei fatti che nel XVI secolo divisero i seguaci di Pietro Valdo dalla Chiesa Cattolica. Una lunga cavalcata nella storia, iniziata nel Medio Evo, quando nasce il movimento pauperista di Valdo.

All’origine si trattava di un movimento interno alla Chiesa cattolica: puntava al ritorno alla radicalità del Vangelo, in modo non molto diverso dal movimento francescano e da altre esperienze di quell’epoca. Era un movimento molto esigente. Pietro Valdo, benestante, sebbene sposato, aveva scelto di tornare a una vita celibataria lasciando ogni bene materiale. Erano molte, all’epoca di Valdo, le incomprensioni con la Chiesa, impegnata a fronteggiare le eresie del tempo. Il primo nucleo dei Valdesi non venne comunque considerato eretico, ma tenuto ai margini dalla Chiesa stessa, che secondo Ribet non affrontò mai seriamente la questione: la Chiesa di Torino non prese subito sul serio le popolazioni insediate in Val Pellice, in val Chisone.

Nel 1526 esse tengono un Sinodo sulla Riforma, nel 1531 deliberano di mandare due rappresentanti in Svizzera per raccogliere informazioni sulla Riforma. In Svizzera sono criticati dai calvinisti per la loro vicinanza al cattolicesimo. Sempre nel 1531 tengono un nuovo Sinodo a Champoran (è un prato vicino a Torre Pellice) e a maggioranza, rinunciando alle loro origini e tradizioni, scelgono la Riforma. Calvino manda suoi pastori per avviare la comunità. I pastori valdesi vengono chiamati Barba (zio in patois), i seguaci Barbet. Sono montanari, si tassano per pagare un intellettuale che traduca la Bibbia in francese; sarà la prima traduzione in franco/provenzale. Nel 1536 i francesi si impadroniscono di Torino costringendo alla fuga i Savoia, ai quali restano soltanto i possedimenti di Vercelli e Nizza. Il Re di Francia designa come vice governatore Farel, cugino del Farel riformatore. Governatore è il marchese Giovanni Caracciolo di Melfi, anch’egli protestante.

In Piemonte la Riforma si diffonde in tutto lo Stato sabaudo. La teologia è quella calvinista. Carignano, Cambiano, Pancalieri, parte del saluzzese diventano protestanti. Nelle valli valdesi le chiese cattoliche vengono occupate e i valdesi si fanno catechismi propri. In Francia però le cose vanno diversamente e nel delfinato, a seguito del decreto del parlamento di Ex en Provence, i valdesi sono perseguitati e ne vengono uccisi 800. Nel 1560 Carlo V concede a Emanuele Filiberto di Savoia, suo capace generale, di ricostituire il ducato con lo scopo di creare uno stato cuscinetto. Emanuele Filiberto applica il principio «cuius regio eius et religio», perciò essendo cattolico il Duca, il popolo deve essere cattolico. I Valdesi non si adeguano. L’esercito sabaudo al comando di Filippo di Racconigi occupa il territorio, distrugge i loro libri (a cominciare dalle Bibbie), occupa le chiese. I Valdesi si rifugiano in montagna. cominciano la guerra partigiana.

 Per far cessare le ostilità il 5 giugno 1561 si arriva a un concordato tra le due parti, l’Editto di Cavour: stabilisce un’area precisa (la Val Chisone, eccetto Pinerolo, e la Val Pellice) nella quale i Valdesi hanno libertà di culto, di predicazione e insegnamento con la facoltà di raccogliere anche le decime. L’Editto di Cavour evita al Piemonte le guerre di religione, che però non sono evitate in Alta Val di Susa, che in quel momento fa parte del Delfinato francese. Nel 1641 il duca dichiara abrogate le clausole del trattato di Cavour e manda le truppe a convertire i Valdesi agli ordini del marchese di Pianezza. Ricomincia la guerra partigiana e il marchese di Pianezza finisce per ritirare le truppe.

Nel 1685 Luigi XIV, il Re Sole, nipote del capo degli ugonotti, vieta il culto protestante in tutto il suo regno e impone al duca Vittorio Amedeo II, suo cugino, di inviare truppe nella Val Pellice a disperdere gli eretici. In val Chisone, in quel momento francese, ci pensa direttamente il Re Sole con il generale Catinat. Vittorio Amedeo II interviene ob torto collo, perché tra le sue truppe il battaglione più fedele è proprio quello dei valdesi, una minoranza fino a quel giorno protetta dal sovrano. È repressione pesante, ma fatta per mano francese. I Valdesi combattono la guerra partigiana, nella prima fase dell’occupazione molti riparano in Svizzera lasciando case e terreni vuoti; la ripopolazione viene fatta con gruppi di cattolici presi da Vercelli e dalla pianura. I bambini valdesi lasciati con le madri vengono portati a Torino per essere cattolicizzati.

Nel frattempo Vittorio Amedeo rompe l’alleanza con il Re di Francia e si allea con l’Inghilterra e con la Svizzera, consente ai Valdesi di ritornare, ma questi sono impossibilitati perché l’Alta Val Susa è francese. Partiti dalla Svizzera a piedi iniziano quello che chiamano il Grande ritorno, «il» momento epico, guidati da Arnaud. I francesi li aspettano a Salbertrand, loro sfuggono e passando dall’Assietta ritornano nelle loro Valli. Il Re di Francia, in quel momento, sta subendo attacchi da molti fronti (Inghilterra, Olanda, Impero, Spagna e anche dal Savoia) e deve lasciare perdere.

Tra le clausole imposte dagli Svizzeri ai Savoia per stringere l’alleanza c’è la liberazione dei pastori e la restituzione dei bambini. Fino al 1848 i Valdesi godono di tutele complete nell’ambito del trattato di Cavour. Con lo Statuto del 1848 sono parificati a tutti gli altri cittadini.

diacono Roberto PORRATI

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

martedì 18 giugno 2013

Verso il Servizio per il Lavoro

Accompagnamento delle persone in difficoltà con il lavoro: concluso il percorso formativo che in quattro sabati da gennaio a marzo ha impegnato numerosi volontari di Torino e di altre diocesi (Cuneo, ad esempio), l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha voluto incontrare mercoledì 10 aprile tutti i gruppi coinvolti, tra cui quelli dell’Unità Pastorale sanmaurese (San Vincenzo, Azione Cattolica, Gruppo famiglie, Centro d’ascolto). Il nascente Servizio per il Lavoro, fortemente sostenuto da Nosiglia, è coordinato dall’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro di Torino, in collaborazione con gli enti di formazione professionale Egim Piemonte e Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri

 Prendendo la parola all’inizio dell’incontro don Daniele Bortolussi (direttore dell’Ufficio) e Chiara Labasin (referente per il progetto «Servizio per il lavoro ») hanno sottolineato l’intenzione «di aiutare le parrocchie ad attivare nuovi gruppi di animazione sulla tematica del lavoro, il grande problema della nostra società». In estrema sintesi, si prevede la promozione di riflessioni capaci di animare le comunità sui temi sociali, anche attraverso momenti di confronto e di preghiera funzionali alla costituzione di «sportelli lavoro » gestiti da volontari, tali da fornire un fattivo supporto alla ricerca di un’occupazione.

«Principalmente – spiega la coordinatrice sanmaurese Anna Comollo – i volontari dovranno far leva sulla autopromozione delle persone, sulla loro autonomia e sul superamento del concetto di mera assistenza, per far sì che la ricerca di un impiego sia un impegno costante e cosciente. Prevediamo di avviare l’operatività a partire da settembre/ ottobre attivando diversi punti d’informazione (bacheche) presso le parrocchie, dove saranno riportate le informazioni che possono aiutare ad orientarsi nella ricerca del lavoro. Successivamente saranno organizzati momenti d’incontro focalizzati su argomenti specifici quali, ad esempio, come preparare un curriculum, come presentarsi/ prepararsi ad un colloquio, l’importanza della formazione permanente di un candidato, le tipologie di lavoro maggiormente presenti nell’area sanmaurese, ecc.

 È prevista anche la possibilità di operare in rete con le altre organizzazioni esistenti sul territorio come: agenzie interinali, centri per l’impiego, altre parrocchie che già hanno attivato il Servizio per il Lavoro». I parroci don Claudio Furnari e don Ilario Corazza sottolineano l’importanza dell’iniziativa, suggerita dallo stesso Arcivescovo in occasione della sua Visita pastorale dello scorso anno. «Nella speranza di fornire un aiuto concreto – hanno affermato - faremo del nostro meglio per accompagnare le persone in difficoltà su questo fronte, facendo sentire loro come la Chiesa gli sia accanto in tutte le occasioni della vita».

Piero NEBBIA

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

venerdì 14 giugno 2013

Futuri Preti

Fra i seminaristi che saranno ordinati preti domenica 15 giugno alle 10 nella Cattedrale di Torino figurano Alberto Nigra e Danilo Piras, due volti noti a San Mauro Torinese per aver prestato servizio nelle parrocchie di Sant’Anna e San Benedetto. Sabato 22 alle 18 i novelli preti celebreranno le prime Messe a Santa Maria di Pulcherada. Lo scorso mese di novembre, domenica 18, Alberto e Danilo hanno ricevuto il primo grado dell’Ordine (diaconato) sempre in Cattedrale, in concomitanza con l’apertura del Sinodo dei Giovani e con l’ordinazione diaconale di altri 8 futuri sacerdoti. L’avvenimento è stato partecipato da una folta rappresentanza di sanmauresi. All’altro capo del mondo, in Colombia, hanno recentemente pronunciato la loro professione solenne suor Mariella e suor Virginia, altre figure molto care a San Mauro: appartenenti al Famulato Cristiano, hanno operato negli anni passati nei gruppi giovanili dell’Unità pastorale. A tutti loro vanno i migliori auguri per la prosecuzione del loro cammino e il ringraziamento per l’attività svolta in questi anni sul nostro territorio.

Nella foto: le ordinazioni diaconali del 18 novembre 2012

Stefano CARENA

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" il 26/5/2013

sabato 1 giugno 2013

Al termine delle scuole, bambini, ragazzi animatori e famiglie di San Mauro sanno che nelle parrocchie le attività non finiranno: restano sempre molto vivaci. Anche quest’anno, come sempre, saranno riproposte le settimane di Estate Ragazzi di Unità Pastorale e i Campi Estivi per i bambini dalle elementari alle medie: il calendario è pubblicato su questo numero di Testata d’Angolo a pagina IV. Le attività estive sono un «servizio » alle famiglie e un’occasione forte di socializzazione e crescita per tanti bambini e ragazzi.

 Estate: la stagione in cui maturano le attese. Non è infatti solo il periodo di agognata vacanza per i giovani studenti, ma è anche la stagione in cui animatori, educatori e catechisti chiudono un ciclo, un anno di formazione nei gruppi tenuti dall’autunno alla primavera nelle parrocchie. I Campi Estivi sono una bella conclusione di gruppo e possono essere un lancio per l’anno successivo.

 Estate, tempo di occasione anche per gli animatori di estate ragazzi che mettono a disposizione in maniera utile, responsabile, ma anche divertente, il proprio servizio.Chiara Ventrella, una delle responsabili insieme a Elisa Bordin e Daniele Catalano, spiega alcuni punti importanti dell’Estate Ragazzi: «tutti i giorni faremo attività e giochi legati a una lunga storia che ci accompagnerà per tutti i centri estivi! L’idea è quella di riuscire a divertirsi stando tutti insieme, rispettandosi; molto importante sarà il momento di preghiera che sarà presente ogni giorno». Le giornate sono scandite da grandi giochi, tornei sportivi, gite, laboratori e attività sempre nuove che stimolano i ragazzini sotto vari aspetti, in particolare quel che riguarda il fare le cose insieme, il gioco come la preghiera».

L’Estate Ragazzi di Unità Pastorale, arrivata alla sua settima edizione si svolgerà dal 17 giugno al 19 luglio, più quella di rientro dopo le vacanze dal 2 al 6 settembre. Quest’anno la novità più grande è anche la possibilità di un’Estate Ragazzi, sperimentalmente solo al pomeriggio, che si terrà a Sant’Anna per la settimana dal 17 al 21 giugno. I luoghi in cui si svolgerà l’Estate ragazzi full time saranno a San Benedetto la prima settimana, a Sant’Anna la seconda, al Sacro Cuore le tre rimanenti prima della pausa e a Santa Maria quella di settembre. La formazione dei giovani animatori ha il suo momento culminante in quattro incontri prima dell’estate in cui approfondire quali siano le regole comuni e quale sia il compito di un animatore; il secondo più operativo per prendere confidenza con giochi e temi di quest’anno; il terzo incontro la divisione organizzativa per le varie settimane; infine un incontro per imparare nuovi bans e per preparare il materiale per l’inizio della prima settimana. C’è da dire che però molti animatori hanno già avuto modo per tutto l’anno di darsi da fare per l’Oratorio (che si tiene a Sambuy il sabato pomeriggio) che ha avuto quest’anno una presenza costante da parte di un grintoso gruppo che ha avuto importanti compiti di organizzazione e non solo la mera presenza.

In contemporanea all’Estate Ragazzi sarà anche l’atteso momento dei campi estivi nelle case alpine dell’Unità Pastorale. Accompagnati dagli animatori, dalle cuoche e dagli assistenti spirituali, i ragazzi possono vivere un’esperienza di indipendenza, lontani dalla città (e in alcuni casi per la prima volta dai propri genitori) e vivere in maggior pienezza uno spirito di comunità, amicizia e vicinanza con il Creato. In questi campi si segue una storia, a volte ricavata dalla vita o dalle opere di qualche personaggio biblico, a volte ricamata sulle passioni dei ragazzi, in modo da coinvolgerli in maniera completa. Naturalmente non mancano mai giochi, gite, attività di ogni tipo e – per i ragazzi più grandi – gli immancabili turni di pulizia che rendono, almeno per una settimana, tutti un po’ più responsabili.

Il calendario dei campi vede cominciare la II e III elementare con il loro campo a Pialpetta dal 12 al 16 giugno, IV e V dal 16 al 23 giugno sempre a Pialpetta e in contemporanea anche a Oulx. I e II media saranno a Pialpetta e Oulx dal 23 al 30 giugno; la III media a Oulx dal 30 al 7 luglio. Per i ragazzi delle superiori anche quest’anno la proposta sarà legata all’Azione Cattolica; come lo scorso anno i ragazzi interessati delle varie parrocchie sanmauresi potranno unirsi ai loro coetanei da tutta la diocesi. Dall’1 al 6 luglio e dall’8 al 13 luglio si terranno i campi per il biennio, dal 15 al 20 luglio quelli per il triennio, tutti a Claviere.

Matteo DE DONA'

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" il 26/5/2013

domenica 26 maggio 2013

Mamma Angioletta

La velocità del nostro vivere quotidiano fa sì che spesso non ci accorgiamo del bene costruito dal Regno di Dio intorno a noi, concretamente. Fa sì che non notiamo le persone impegnate a costruire questo regno di amore e di pace ogni giorno. Ecco perché vogliamo porre alla vostra attenzione il ricordo di una sanmaurese che ha dedicato la propria vita al Signore servendolo nei bambini senza genitori: Angioletta Bertolè, conosciuta come Mamma Angioletta, accolta dal Padre lo scorso venerdì 3 maggio.

Mamma Angioletta faceva parte della comunità Opera Pia del Sacro Cuore (via Montebianco 36), retta da consacrate laiche di spiritualità domenicana e nata nel 1942 dall’ispirazione di Padre Angelico Pistarino (domenicano), che voleva dare una casa e una famiglia ai bambini orfani. Padre Pistarino non voleva porre in essere «un orfanotrofio dove i bimbi, inquadrati da una vita comune e da un severo regolamento, sotto l’occhio vigile di religiose o religiosi assistenti, trascorrono, l’uno accanto all’altro, gli anni della fanciullezza in un’atmosfera gelida , nella quale l’alito della carità cristiana cerca di supplire l’assenza di un focolare domestico e di un cuore materno; ma invece una Casa dove i bimbi vivono la loro vita di famiglia composta non più di dieci bambini, una casa nella quale palpiti la fiamma dell’amore di una mamma accanto a piccoli cuori che si aprono» (dal libretto «Casa del Sacro Cuore» scritto nel XXV anniversario di fondazione).

Una di queste donne dal 1944 è stata proprio la signorina Angioletta Bertolè, che nel 1947 divenne la mamma della comunità, presto affiancata dalla signorina Mercede Petrucci, che arrivava dalla Toscana, e che da tutti fu chiamata la Tata. La mamma Angioletta e la tata hanno cresciuto, nel tempo, una quarantina di bambini e bambine facendo loro vivere l’esperienza di amore di una famiglia e conoscere l’amore concreto di Dio. Si sono donate a tanti bambini dando loro l’amore di una mamma. L’amare di mamma Angioletta era il modo concreto per rispondere alla chiamata di particolare consacrazione che il Signore le aveva donato: non era fatto di sentimentalismi superficiali, ma di convinzioni di fede forti e di concretezza dell’amore di Dio. Man mano i bimbi sono cresciuti, hanno lasciato la casa, hanno fatto scelte da adulti nella loro vita e hanno continuato a frequentare la casa del Sacro Cuore con le loro nuove famiglie e i loro figli. La mamma e la tata hanno così fatto anche da «nonne».

Questa grande famiglia si è radunata lunedì 6 maggio nella parrocchia di Sant’Anna per ringraziare Dio per il dono della Mamma, certi che dal cielo continua a seguirli con la concretezza vissuta nella sua lunga vita.

Don Claudio e Don Ilario

Lettera pubblicata su "Testata d'Angolo" del 26/5/2013

venerdì 26 aprile 2013

Noi che il teatro


Noi che ci portavano all’oratorio quando neanche sapevamo cosa fosse.
Noi che non avevamo una chiara idea del motivo per cui ci riunissero tutti in una stanza per farci cantare.
Noi che l’Arca di Noè.
Noi che il poster, dell’Arca di Noè, con i nomi di chi aveva partecipato, che è stato appeso sulla porta di una delle salette per un sacco di anni.
Noi gatti, tigri del Bengala, colombe, oche, ippopotami, rane, pesci e caprette senza barbetta.
Noi che Okay, si può.
Noi che Verde è vita.
Noi che essere truccati ci terrorizzava.
Noi che ogni sabato, dalle tre alle sei.
Noi che lo spettacolo dei piccoli prima, quello dei grandi dopo.
Noi che gli spettacoli di Natale sono un po’ tutti uguali.
Noi che «io non faccio il balletto perché voglio recitare».
Noi che «a sapere che la mia parte era questa… avrei preferito il balletto!»
Noi che diciamocelo, le prime prove in teatro erano sempre un disastro.
Noi che ci chiedevamo perché mai ci fosse una botola sul palco, e cosa ci fosse sotto.
Noi che i pantaloni, le maglie, i body e le calze persi dietro le quinte.
Noi che i copioni e le nostre battute sottolineate con gli evidenziatori.
Noi che «ssssh, che i microfoni sono accesi!».
Noi che il tasto da schiacciare per aprire il sipario.
Noi che l’ansia quando venivano decisi i solisti.
Noi che il bagno in fondo al teatro aveva sempre qualcosa di losco.
Noi che Fiocca La Neve e Guido Le Renne.
Noi che Baby Grease, dove tutti i ragazzi si chiamavamo «B» e le ragazze «BA».
Noi che I miei primi cento anni, in cui eravamo tanti, ma veramente tanti. Quasi quanto gli anni.
Noi che quella volta in cui hanno ballato anche i maschi.
Noi che la canzone degli animatori alla fine dello spettacolo.
Noi che abbiamo cantato We are the world e ballato Jingle bells rock così tante volte da averne perso il conto.
Noi che come si fa il nodo alla cravatta?
Noi sullo stesso palco su cui hanno ballato, cantato e recitato i nostri genitori.
Noi che bastava una scenetta ed un balletto per chiamarlo spettacolo.
Noi che il Presepe vivente.
Noi che i fiori e il biglietto per gli animatori.
Noi che, tanti anni dopo, L’isola di Nede.
Noi che Let it be, C’era un ragazzo, Sambamico, Smoke on the water, Il mio nome è mai più, Jesus Christ Superstar, Grease Lightening, È Natale, Oh Happy Day, Samelù, Yesterday, Another brick in the wall...
Noi che il Can Can, il Charleston, e quella volta in cui, un po’ a corto di idee, tanto per cambiare abbiamo scelto Jingle bells rock.
Noi che il Fantasma dei Natali presenti, passati e futuri, noi che «Vorrei un caffè ristretto corretto brandy», noi che «Dimmi tutto, cocco», noi che «In via Ba… in via Ba…», noi che «… Lucifero!»
Noi che Risposta non c’è, o forse chi lo sa.
Noi che sembra passata una vita.
Noi che sembra ieri.
Noi che la prova il giovedì sera la settimana dello spettacolo.
Noi che le travi di legno che scricchiolano sotto i piedi, la luce puntata negli occhi, le facce conosciute in mezzo al pubblico, il caldo infernale e l’urlo tutti insieme prima di iniziare.
Noi che le battute dimenticate, i passi sbagliati, i microfoni che fischiano.
Noi che alla fine si risolveva tutto con una risata.
Noi che tutti quanti, da chi ci è stato una volta a chi c’è stato venti, ci meritiamo un grande applauso.
Noi che basta ripensarci per sorridere.
Noi che chi lo sa, potremmo sempre ritornarci.
Noi che grazie.



Cristina PAROLA

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 17/02/2013

mercoledì 17 aprile 2013

Festa della Pace

La Festa della Pace, celebrata a Torino il 3 febbraio dall’Azione Cattolica Diocesana con la partecipazione di un folto gruppo di sanmauresi, è un appuntamento che si ripete da molti anni. Rappresenta il culmine di un percorso che i bambini e i ragazzi di tante parrocchie compiono nel mese di gennaio, riflettendo appunto sui temi della pace durante gli incontri settimanali con i propri catechisti ed educatori. I catechisti/educatori animano il percorso di 4 incontri sulla base di un mini-sussidio preparato dall’équipe diocesana Acr (Azione Cattolica Ragazzi) per le scuole elementari e medie, dall’ Ufficio Giovani per le superiori. Ogni anno si fa riferimento alle parole pronunciate dal Papa nel giorno della Festa mondiale della Pace (1 gennaio). 

Quest’anno il discorso di Benedetto XVI era centrato sugli «operatori» di pace. I ragazzi ne hanno discusso con particolare riferimento al territorio in cui vivono e alle situazioni prive di servizi o di aiuti per le persone più bisognose, in difficoltà. Hanno dedicato cartelloni e plastici alla proposta di interventi per migliorare alcuni aspetti della propria città, quartiere, parrocchia. Nel giorno della Festa conclusiva i ragazzi di San Mauro hanno incontrati quelli delle altre parrocchie presso l’Arsenale della Pace di Torino (Sermig).

 La mattina di domenica 3 febbraio, dopo un momento Segue da pagina I di accoglienza e ballo, sono stati divisi in squadre sulla base delle diverse fasce di età. Per i ragazzi delle elementari e delle medie c’èera un gioco a stand, finalizzato a costruire la «città della pace». Per i ragazzi delle superiori attività di riflessione e condivisione in gruppo. Nel primo pomeriggio Messa nella chiesa del Cottolengo, celebrata da don Marco Ghiazza (assistente diocesano Acr), don Luca Ramello (assistente Giovani) e don Stefano Bertoldini, viceparroco della Crocetta.

La Marcia della Pace è partita dopo la Messa con musica, canti, balli, palloncini, molto festosa. Ha fatto tappa al Cottolengo (il Santo fondatore fu operatore di pace con i malati e le persone in difficoltà), la Basilica di Maria Ausiliatrice (san Giovanni Bosco costruttore di pace con i giovani), il monumento a San Giuseppe Cafasso (operatore di pace con i carcerati e i condannati a morte), al Sermig che è Arsenale «della pace». Al termine della marcia (che ha seguito come percorso via Cottolengo, via Maria Ausiliatrice, piazza Maria Ausiliatrice, corso Regina Margherita, piazza della Repubblica, lungo Dora Agrigento, Sermig), ci si è ritrovati nell’Arsenale della Pace per un ultimo momento di preghiera e testimonianze di solidarietà a cura della confraternita del Sermig. Infine merenda e balli tutti insieme.

Elisa BORDIN

Articolo pubblicato 
su "Testata d'Angolo" del 17/02/2013

martedì 2 aprile 2013

Scuola Genitori educare all'amore

Quattro incontri della «Scuola genitori» dall’Unità pastorale di San Mauro si sono svolti anche quest’anno, nei mesi di gennaio e febbraio, presso l’auditorium della Scuola media Carlo Alberto Dalla Chiesa, in via Speranza 40. Tema generale: «Educare al sesso-amore». Quattro i temi specifici delle diverse serate: «Le inestimabili ricompense dell’amore»; «Buongusto, disgusto e pudore»; «Quando la sessualità genera unione, quando produce delusione»; «Banalità del sesso, il sesso virtuale e la facile alternativa del web». Apprezzato relatore è stato don Domenico Cravero, parroco a Settimo Torinese. Ciascuna serata era suddivisa in vari momenti. Innanzi tutto un momento di accoglienza e introduzione al tema; poi un breve lavoro di gruppo, durante il quale i genitori mettevano a confronto le proprie esperienze rispetto all’educazione dei loro figli; infine le conclusioni della serata. Come nelle scorse edizioni, i genitori sanmauresi sono stati molto interessati e hanno partecipato con entusiasmo all’iniziativa.
Luciana PORCELLI

Articolo pubblicato su "Testata d'Angolo" del 17/02/2013

giovedì 21 marzo 2013

Contro le mafie - fiaccolata 21 marzo


Anche San Mauro scende in piazza per dire «no» alla criminalità organizzata. Una fiaccolata contro le mafie si terrà giovedì 21 marzo con partenza alle 20.30 davanti alla scuola Carlo Alberto Dalla Chiesa in via Speranza. L’iniziativa è promossa da Libera in collaborazione con molte associazioni locali e con le parrocchie. Sarà preceduta da vari incontri e manifestazioni nel mese di marzo, fra cui un dibattito pubblico del Tavolo della Solidarietà sul tema «Rel-azioni violente – Violenza intrafamiliare e femminicidio» venerdì 1 marzo alle 21 nella parrocchia San Benedetto.

Il coordinamento «Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie» è nato il 25 marzo 1995 nell’ambito del Gruppo Abele con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. È presieduto da don Luigi Ciotti e collega attualmente oltre 1.500 associazioni di tutt’Italia, gruppi, scuole, realtà di base.

Articolo apparso su "Testata d'Angolo" del 17/02/2013

martedì 19 febbraio 2013

Parte da Pescarito la sfida delle bici elettriche

Oltre 700 bici elettriche prodotte e vendute nel 2012, primo anno di attività dell’innovativa azienda sanmaurese «Move your life». In tempi di crisi industriale si segnala l’esempio in controtendenza di questa nuova fabbrica di zona Pescarito, specializzata nella produzione di biciclette a «pedalazione assistita», cioè dotate di batteria elettrica e motore ecologico che moltiplica la forza del pedale.

I veicoli elettrici (auto, moto, bici) sono una delle soluzioni che probabilmente si affermeranno di più nei prossimi anni di fronte al problema energetico e all’inquinamento. Non pagano bollo né assicurazione, si caricano alla presa elettrica con pochi centesimi di euro. L’«Ultra mobile bike» (Umb) prodotto a San Mauro nell’azienda fondata e diretta da Marco Curti è un esempio che il pubblico mostra di gradire: nel 2013 si passerà da 700 e 1.500 esemplari, con la prospettiva di arrivare in pochi anni ad una produzione di 4 mila biciclette, pari ad un fatturato di 6 milioni di euro. 

Il prezzo delle bici oscilla fra i 2.000 e i 3.500 euro, secondo l’allestimento e la potenza del motore, dalla quale dipende anche il numero di chilometri percorribili con una carica di batteria (da 70 a 200 km, velocità massima 25 km all’ora). Come spiega l’ad Curti «nel 2012 l’intera produzione di bici elettriche è stata venduta in Italia (80%) e Francia (20%). Nel 2013 ci allargheremo al mercato dei Paesi Bassi». Otto i dipendenti dell’azienda, che assemblea i veicoli e produce in proprio alcuni componenti. «Prima del lancio delle bici elettriche – conclude Curti - operavamo nel settore delle componenti automobilistiche, producevamo all’estero. Ma venne la crisi dell’auto e abbiamo dovuto reinventarci: oggi siamo una azienda che produce tutto in Italia, con componenti italiane, e vende all’estero».

Articolo apparso su "Testata d'Angolo" del 17/02/2013