lunedì 12 marzo 2012

Noi alla marcia della pace


L’appuntamento diocesano che tradizionalmente conclude il cammino del «mese della Pace» dell’azione Cattolica è una marcia della Pace: quest’anno si è tenuta domenica 5 febbraio nel quartiere torinese Barriera di Milano. Abbiamo chiesto un resoconto alla sanmaurese Elisa Bordin (20 anni), che vi ha preso parte.
«La marcia – spiega Elisa – era organizzata dall’azione Cattolica in collaborazione con altre associazioni quali Gioc, Acli, Cisv, Cvx, Libera, Meic, Focolari, Agesci. Fra le iniziative che l’hanno preceduta spicca un appuntamento particolarmente significativo, tenutosi il 3 febbraio: una conferenza su Giustizia e Lavoro, Giustizia e Disuguaglianza, Giustizia e Consumi e risorse, cui ha partecipato Giancarlo Caselli. La marcia si è svolta domenica 5 a Barriera di Milano, base operativa e punto di partenza la parrocchia di Maria Speranza Nostra. Nel pomeriggio siamo giunti fino in piazza Crispi».
Quante persone hanno partecipato? Come si è svolta la giornata?
Circa 300 persone, fra cui tantissimi bambini. Nel corso della mattinata si sono tenuti momenti di gioco, bans, animazione. Alle ore 12.30 la messa alla «SXA» con don Marco Ghiazza che ha tenuto un’omelia sui temi della pace. Dopo la messa il pranzo e la marcia pomeridiana. La giornata si è conclusa alle 16.30 in piazza Crispi con testimonianze sui vari temi, momenti di ballo, bans e infine la merenda.
Qual era il tuo ruolo? Come hanno partecipato i sanmauresi?
Ogni anno la marcia segna il culmine di un mese dedicato nelle parrocchie a riflettere sui temi della giustizia e della pace. Il Mese della Pace, appunto. A San Mauro si è parlato di pace e giustizia nei vari incontri del catechismo e dei gruppi con i ragazzi interessati (nello specifico i ragazzi delle medie). Nel giorno della marcia io ho svolto il ruolo di «Portapace»: aiutavo nei giochi a stand del mattino, assistevo i piccoli nel pranzo, animavo la marcia con giochi, cori e balli.
Matteo DE DONA

San Mauro scopre e torna ad apprezzare il proprio patrimonio culturale











-Un anno fa il ritrovamento dell’affresco di Pulcherada
Non tutti sanno che nel 1850 San Mauro fu scelta dal re Vittorio Emanuele II per una grande esercitazione militare. Il sovrano sorvegliava le operazioni dalla torre del Castello di Sambuy storico monumento insieme al millenario complesso di Pulcherada. Dopo il ritrovamento, nell’abside di Santa Maria di Pulcherada, dell’affresco di Cristo Pantocrator, attribuito al XII secolo, si è recentemente aperto a San Mauro un interessante dibattito sulla valorizzazione del territorio non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche architettonico e culturale. In tale ambito è importante prendere in considerazione il castello di Sambuy, abitato dai conti Balbo Bertone da più di 500 anni. È considerato una fra le dimore di maggior interesse storico artistico nell’area torinese. Della sua lunga storia vogliamo trasmettere ai lettori i momenti più salienti.
Il territorio al confine con Castiglione, originariamente appartenuto all’abbazia di San Mauro, fu anticamente conteso dai marchesi del Monferrato e dai Savoia del ramo degli Acaya. Intorno all’anno Mille era sotto la giurisdizione del marchese del Monferrato ma successivamente, in seguito alla politica espansionistica degli Acaya, i confini si spostarono presso Castiglione, nella zona ancor oggi detta «Pedaggio».
Il feudo venne ad assumere una notevole importanza strategica. Per le continue guerre tra i marchesi del Monferrato e i Savoia fu conteso fino al 1430, data molto importante nella storia del feudo. Verso il 1300 il nobile Nicolino da Rivalta divenne primo feudatario di Sambuy, avendolo ricevuto dall’abbazia di San Mauro con piena giurisdizione. Con atto ufficiale del 4 ottobre 1430 Balbo Bertone acquisì il feudo che i suoi eredi hanno mantenuto fino ai nostri giorni. Una copia autenticata di tale atto, conservata presso l’Archivio di Stato di Torino, fu redatta nel 1772 ed il parroco di San Mauro, monsignor Davide Corino, al quale è anche stata intitolata una via in San Mauro centro, ne fece una traduzione dal latino. Sempre nel 1772 la signoria di Sambuy fu eretta a contea dal re di Sardegna Carlo Emanuele III e da allora i membri della nobile famiglia assunsero il titolo di «Conti di Sambuy». L’ultima investitura data dall’abate risale al 1782, dopo di che nel 1803 l’abbazia fu soppressa, così come i diritti feudali: i proprietari dei terreni o case da quel momento non dovettero più pagare annualmente il conte feudatario, che conservò il diritto di pesca sul Po (allora si poteva pescare), i pascoli sul gerbido e la presa d’acqua per il mulino già esistente. Dall’infeudazione avvenuta nel 1430 fino alla rivoluzione francese, coloro che lavoravano in queste terre non pagarono tributi all’abbazia: possiamo affermare che il territorio su cui oggi si estende la frazione di Sambuy ebbe una sua storia autonoma rispetto alle altre zone di San Mauro. Venendo ad epoche storiche più recenti ed immaginandoci turisti di questi luoghi vediamo nell’Ottocento un castello fiancheggiato dalle abitazioni che formavano l’antico borgo. Dopo il 1820 il conte Camillo Balbo Bertone acquistò progressivamente tutte le case formanti il borgo. Una gran parte di esse furono abbattute al fine di realizzare l’attuale parco, la scuderia e l’orangerie. Le abitazioni vennero trasferite lungo la strada nazionale. Il conte Camillo fece restaurare la cappella, risalente probabilmente al XIV secolo e dedicata all’Immacolata Concezione, inoltre fece costruire il muro di cinta lungo la strada nazionale, la cancellata in ferro, fece coprire il cortile interno al castello, che divenne una sala da biliardo, e fece edificare un nuovo porticato. L’architetto Pelagio Pelagi, una delle figure più significative del 1800, progettò e realizzò la limonaia, il cancello grande, la fascia esterna della cascina, decidendo di lasciare dal borgo la piccola torre e decorandola con elementi neoclassici Un avvenimento molto importante, da ricordare, risale all’ottobre del 1850, quando i terreni che circondavano il castello furono scelti dal re Vittorio Emanuele II per la simulazione di una manovra di guerra. Il Re rimase ad osservare le manovre militari dalla torre e fu in quella occasione che venne caldeggiata la nomina di Camillo Benso conte di Cavour. Altra figura ottocentesca di notevole rilevanza storica è il conte Ernesto Balbo Bertone, soprintendente ai lavori pubblici di Torino, poi assessore ai lavori pubblici, in seguito sindaco di Torino e nel 1883 senatore del Regno. Progettò il parco del Valentino, i giardini Margherita di Bologna, ed è a lui che si deve la struttura attualmente visibile del parco di Sambuy, Oggi possiamo ammirare imponenti platani, maestosi tigli, scultorei faggi, rose antiche e rarità botaniche come per esempio il Pinus pungeana, proveniente dal giardino imperiale di Pechino. La famiglia Balbo Bertone merita un plauso per la cura nel mantenere il parco secondo la struttura originaria, e per la cura degli esemplari esistenti. Si osservano nel parco numerose scritte risalenti a periodi storici differenti. Una di queste, in lingua francese, afferma: «Pianta un albero e se non conoscerai chi potrà godere della sua ombra, pensa che i tuoi antenati l’hanno piantato per te senza conoscerti».
Luisa PILONE

Il dottorato? Forse a New York


NEW YORK – È difficile descrivere la sensazione che si prova vivendo un’esperienza lunga trenta ore scarse, attesa per tanto tempo. Mesi di stress causato da una burocrazia tanto rigida da apparire ridicola, esami di inglese, lettere di raccomandazione, certificati e ancora certificati, una storia infinita che si riduce a due momenti fondamentali: il primo, quando a poche ore da Capodanno sei al cinema a vedere Sherlock Holmes 2, e durante la pausa tra il primo e il secondo tempo ricevi l’e-mail che ti invita a sostenere un’interview, presso il Sackler Institute del New York University Medical Center, dove hai mandato la domanda per svolgere il dottorato solo un paio di settimane prima. Il secondo, due mesi dopo, è il momento in cui ci siamo, è ora di partire. Un viaggio intercontinentale quasi completamente sponsorizzato da una delle principali università newyorkesi, inclusa la permanenza presso un hotel a quattro stelle su Madison Avenue.
A New York ogni potenziale futuro studente riceve una cartellina zeppa di documentazione, compresa una dettagliata descrizione – o meglio, schedule – di quello che lo attende nel prossimo giorno e mezzo. Si inizia con un paio di seminari volti a dare l’idea di quanto interdisciplinare sia il lavoro svolto presso il Medical Center. A cena, la fame nervosa ti porta a divorare con una foga da record un’insalata che non hai
neanche bene idea cosa contenga, mentre ti accorgi, con un certo sgomento, di essere forse l’unica persona non di madrelingua inglese. Per distrarci dall’ansia per ciò che ci aspetta, la serata è all’insegna di un tipo di cultura un po’ meno scientifica: la prima di «Jesus Christ Superstar» a Broadway, con tanto di coda chilometrica ad aspettarvi all’entrata del Neil Simon Theatre.
Il Grande Giorno inizia con un meeting con il Preside, che consegna ad ognuno una pallina antistress per affrontare al meglio le interviste imminenti. Mettendo da parte i problemi logistici per trovare, in mezzo a quel marasma, le varie aule, non è poi così male. Dal professore più pignolo, interessato a vita, morte e miracoli della tua ricerca, a quello che vuole solo parlarti di ciò che si fa nel suo laboratorio. Dopo l’ultima tra le quattro piccole grandi imprese, c’è un sospiro di sollievo tanto profondo da scavare un altro Grand Canyon. Seguono i saluti finali, un happy hour con prof e studenti, il giro dei residence e la cena a base di sushi e karaoke, durante i quali sei talmente stanco che ti sembra di essere in piedi da almeno tre giorni.
L’esito, tra una decina di giorni. Le impressioni, troppe per poterle raccogliere in un’unica parola. La certezza è che in ogni caso, qualunque sarà la conclusione di questa storia, è stata un’Esperienza di quelle con la E maiuscola.

Cristina Parola

Rugby San Mauro, 350 tesserati

Da qualche anno sta vivendo un periodo di grande interesse uno sport affascinante e spettacolare, definito dalle tv «il più nobile del mondo»: il rugby. Nonostante i non brillantissimi risultati della Nazionale, sono molte le persone che si sono avvicinate a questo sport: anche se gli ultimi dati Istat mostrano che a fronte di un piccolo aumento delle società rugbystiche in Italia c’è stato negli ultimi anni un lieve calo degli atleti tesserati, sono aumentati in maniera evidente gli spettatori che seguono le partite, tant’è che dal 2012 le partite interne del Torneo 6 Nazioni saranno giocate allo stadio Olimpico di Roma, assai più capiente del Flaminio che ha ospitato la competizione dal 2000.
Non è però necessario spostarsi fin nella capitale per lasciarsi incuriosire dalla palla ovale. Forse non tutti sanno che a San Mauro esiste ed opera una società rugbystica fra le più importanti del Piemonte: il Rugby San Mauro. A livello agonistico la prima squadra milita in serie C1, ed è dunque la sesta squadra della regione dopo Biella, Cus Torino, Biella, VII Rugby, Alessandria e Asti. Può contare su circa 350 affiliati fra giocatori, tecnici, dirigenti e scuole.
La società è molto cresciuta dal settembre 1985 quando un gruppo di appassionati fondò il club: da allora il sodalizio gialloblu ha vissuto in riva al Po momenti altalenanti, ma può contare adesso su un numero di squadre nutrito che comprende due seniores (San Mauro in C1 e San Mò in C3), squadre giovanili di Under 20, under 16 e under 14, oltre ad un folto settore propaganda di Under 8, under 10 e under 12. Anche se in apparenza il rugby sembra una pratica più pericolosa di altre, è adatto ad ogni età (finché il fisico regge...), ad ogni corporatura e ad ogni carattere, se adeguatamente allenati. L’attività di propaganda è rivolta a trasmettere anche ai bambini la passione per questo sport, passione che si rivolge anche al territorio cittadino con una partecipazione continuativa al tavolo della solidarietà. I resoconti delle attività e i calendari delle iniziative sono consultabili sul sito www.rugbysanmauro. it dove si possono trovare anche le date delle partite.
Essendoci così tante squadre è facile, passando dal parco Einaudi durante i prossimi weekend primaverili, assistere a qualche match. Il pubblico sanmaurese segue sempre con grande affetto i propri beniamini, assiepandosi in maniera calorosa ai bordi del campo «Tonino D’Altorio», intitolato a uno dei fondatori e storico presidente. Anche nel caso siate totalmente digiuni di rugby avrete sicuramente la possibilità di divertirvi e di avere qualcuno che vi possa spiegare le regole e le azioni, magari davanti ad una birra nel terzo tempo dopo la partita.
Matteo DE DONÀ

Cantiere Green River, riprendono i lavori

Entro fine marzo ripartirà il cantiere «Green river» nell’area del Castelletto sul Po, via Torino 38, zona Sant’Anna. Devono essere ultimati tre edifici per un totale di 60 appartamenti (da 65 a 165 mq) che si affacciano sul fiume. I lavori furono interrotti nel mese di novembre 2011, periodo nel quale l’Impresa Rosso, impegnata nella costruzione del complesso edilizio, iniziò l’aggiornamento del piano industriale. Dopo 12 settimane di cassa integrazione ordinaria per una quarantina di dipendenti – avviata nel corso del 2011 – a inizio 2012 si è passati alla cassa integrazione straordinaria. Un provvedimento che ha coinvolto, a rotazione, un massimo di 90 dipendenti contemporaneamente, su tutto il territorio nazionale. La storica azienda torinese fondata 65 anni fa – protagonista di grandi opere come il Villaggio Olimpico di Torino 2006, lo stadio della Juventus e il complesso settimese della Pirelli – impiega 180 dipendenti nelle tre sedi di Roma, Torino e Firenze. Anche a San Mauro le immediate conseguenze del periodo caratterizzato da ritardi nei pagamenti, difficoltà di accesso al credito e stagnazione del mercato immobiliare si sono fatte sentire per alcune settimane. I vertici aziendali hanno recentemente rassicurato sulla ripresa dei lavori che potrebbero essere ultimati entro il mese di aprile 2013, posticipando quindi di 4 mesi la consegna. Ulteriori garanzie riguardano il mantenimento dei livelli occupazionali.
E.F.

Nelle aziende di Pescarito

In vari momenti della Visita pastorale sono stati affrontati i temi del lavoro. L’Arcivescovo ha dedicato una giornata al mondo produttivo di San Mauro: in mattinata ha visitato le aziende del Pescarito (Ferrino e Lamit), in serata ha incontrato giovani, imprenditori e commercianti. «il profitto non è un aspetto secondario e dev’essere ricercato – ha detto – ma al centro ci dev’essere sempre la dignità umana». Si è parlato della crisi lavoro anche durante l’incontro con il Consiglio comunale.
(e.f.)

Quaresima e Pasqua, tutte le celebrazioni

Appuntamenti per tutta San Mauro
• Tutti i venerdì alle 7 Lodi a san Benedetto, alle 18.30 Vespri a san Rocco. • Cena del digiuno venerdì 30 marzo alle 19.30 e celebrazione penitenziale alle 21 a san Benedetto. • Via Crucis venerdì 6 aprile alle 21 sul territorio del Sacro Cuore di Gesù.
S. Cuore Gesù
Venerdì 30 marzo alle 17 Via Crucis per i bambini. Giovedì 5 aprile alle 21 Cena Domini seguita
da adorazione fino alle 24. Venerdì 6 alle 18 Celebrazione della Parola. Domenica di Pasqua 8 aprile messe secondo l’orario festivo. Lunedì dell’Angelo 9 aprile alle 8.30 messa.
S. Benedetto
Giovedì 5 aprile alle 18.30 Cena Domini e benedizione dei bambini della Prima Comunione, seguita da adorazione fino alle 24. Venerdì 6 alle 7 Lodi, alle 15 Via Crucis per i bambini, alle 18 Celebrazione della Parola.
sabato 7 alle 21 Veglia Pasquale. Domenica di Pasqua 8 aprile Messe secondo l’orario festivo. Lunedì dell’Angelo 9 aprile alle 10 messa.
S. Anna
Tutte le domeniche dalle 9.45 alle 11.15 adorazione eucaristica. Lunedì 2 aprile alle 17 Via Crucis per i bambini. Giovedì
5 alle 21 Cena Domini, seguita da adorazione fino alle 24. Venerdì 6 alle 18 Celebrazione della Parola. Domenica di Pasqua 8 aprile messe secondo l’orario festivo. Lunedì dell’Angelo 9 aprile alle 8.30 messa.
S. Maria Pulcherada
Tutti i venerdì alle 17.15 Via Crucis a San Rocco. Giovedì 5 aprile alle 18.30 Cena Domini, seguita da adorazione fino alle 24. Venerdì 6 alle 9 Lodi, alle 15 Via Crucis per i bambini, alle 18 Celebrazione
della Parola. Sabato 7 alle 9 Lodi, alle 21 Veglia Pasquale. Domenica di Pasqua 8 aprile Messe secondo l’orario festivo. Lunedì dell’Angelo 9 aprile