giovedì 15 settembre 2011

Con il Cardinale

Il periodo estivo a San Mauro è stato accompagnato da molte ricorrenze importanti per le comunità cristiane dell’Unità pastorale 29: i festeggiamenti per il Corpus Domini con il cardinale Severino Poletto, Arcivescovo emerito di Torino; il pellegrinaggio a Oropa e le feste tradizionali di San Grato e Madonna della Neve, molto sentite dalla popolazione.
Nel pomeriggio di sabato 25 giugno il parco di via Piave ha accolto il cardinale Poletto, i concelebranti, il sindaco Ugo Dallolio e tanti fedeli per la Messa del Corpus Domini. All’altare i parroci don Ilario Corazza, don Claudio Furnari insieme al diacono Roberto Porrati, padre Graziano e padre Vittorio dei somaschi e i seminaristi.
Don Furnari ha preso la parola per evidenziare il positivo cammino di integrazione delle parrocchie di San Mauro in una sola Unità Pastorale, voluta proprio dal Cardinale. «Dopo cinque anni dobbiamo dirle grazie – ha detto – perché insieme è bello». La festa del Corpus Domini è stata occasione per salutare il seminarista Alberto Nigra, sostituito da Simone Pansarella nella collaborazione alle parrocchie; è stata anche occasione per ricordare i 50 anni di professione religiosa di suor Bianca Concettoni. Hanno partecipato il gruppo alpini (che poche ore prima aveva inaugurato la ristrutturazione delle lapidi dei caduti al cimitero), i donatori del sangue, i volontari della Croce Verde, una rappresentanza della pallavolo di Sant’Anna e politici locali.
«È una gioia per me essere qui – ha commentato il cardinale Poletto – Sono riconoscente al Signore perché è bello sapere che due sacerdoti si trovano bene insieme, dopo le difficoltà affrontate per iniziare il cammino dell’Unità pastorale». La processione conclusiva ha raggiunto Santa Maria di Pulcherada, dove si è tenuto un ulteriore momento di preghiera, seguito da «merenda sinòira» nella piazza dell’Abbazia: tavoli imbanditi per 220 persone. In serata musica con la band Montenero presso il piazzale Europa.
Un altro momento forte dell’estate sanmaurese è stato il pellegrinaggio ad Oropa, una tradizione ormai. Lunedì 1 agosto 45 fedeli accompagnati da padre Giovanni dei somaschi e da Marina Prato si sono recati al Sacro Monte per venerare la Madonna Nera, antica immagine condotta a Oropa da Sant’Eusebio, patrono del Piemonte.
Il Sacro Monte, lontano dalle atmosfere cittadine, è un luogo suggestivo e di forte raccoglimento. Frequentato da milioni di fedeli, era amato dai Savoia, caro a tante figure note e meno note. Una lapide – è solo un esempio – ricorda il passaggio di Guglielmo Marconi, l’inventore della radio, che proprio dopo la sua visita al Sacro Monte ebbe a dichiarare: «nell’estate 1894 dall’alta montagna d’Oropa, contemplando il biellese, pensai che l’uomo potesse trovare nello spazio nuove risorse e nuovi mezzi di comunicazione».
L.P.

Don Ernest dal Benin


Terzo anno di «trasferta» estiva a san mauro Torinese per don Ernest Gbedan, sacerdote del Benin. su questo numero di «Testata d’angolo» racconta il suo doppio servizio in Africa e Italia.
Don Ernest Gbedan è originario del Benin (Africa Occidentale) dove è sacerdote diocesano a Ouidah, che quest’anno celebra i 150 anni dalla prima evangelizzazione. Dal 2009 si trasferisce a San Mauro Torinese nel periodo estivo in aiuto alle parrocchie dell’Unità pastorale.
Vuoi presentarti alla nostra comunità attraverso «Testata d’Angolo»?
Sono nato il 7 novembre 1970 in Benin. Sono stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1998. Dopo quattro anni di ministero pastorale sono stato inviato a Roma per gli studi di Teologia dogmatica. Nel 2007 sono tornato in Africa dove insegno in Seminario a Ouidah, città del Benin meridionale.
Qual è il motivo della tua presenza in Italia?
Le parrocchie di San Mauro hanno da anni un legame stretto con il Benin. Numerose famiglie hanno adottato a distanza ragazzi e ragazze, aiutandoli a continuare gli studi scolastici. L’indimenticato parroco di Sambuy don Nicolino Rocchietti si era anche recato in visita nel mio paese con un gruppo di fedeli. In forza di questo legame, vengo qui a San Mauro dal 2009 per dare un aiuto ai parroci durante l’estate. Ma durante l’anno svolgo regolarmente il mio ministero in Benin.
Come si svolge la vita nel Seminario in Benin?
Per fortuna, nel momento in cui i sacerdoti diminuiscono in Europa, in Africa i seminari sono pieni di ragazzi che vogliono farsi sacerdoti (un piccolo seminario come quello di Ouidah ne conta 50/60 all’anno). È una grazia del Signore che non va sprecata. Perciò occorre seguire i seminaristi per dare una formazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale adeguata. Nel seminario dove lavoro ci sono 140 seminaristi (tra i 20 e i 35 anni) che trascorrono la giornata dedicandosi alla preghiera, agli studi teologici e ai lavori manuali. I formatori residenti sono tredici sacerdoti.
Riguardo alla vita politica ed economica del Benin cosa puoi dirci?
Il Benin è un piccolo Stato dell’Africa occidentale indipendente dal 1960. Dopo un passato marxista dal 1972 al 1990, si è aperto alla democrazia nel 1990. Oggi esistono più partiti politici, un parlamento, una corte costituzionale e un presidente eletto ogni 5 anni, rinnovabili una sola volta. A livello economico le risorse del Benin dipendono dall’esportazione del cotone, la coltivazione principale. Il 50% della popolazione si occupa di agricoltura con mezzi precari. L’industria è inesistente. Il paese rimane povero nonostante gli sforzi compiuti per la meccanizzazione dell’agricoltura in questi anni.
E la Chiesa Cattolica?
La Chiesa beninese (25% della popolazione) conta quasi lo stesso numero di fedeli dell’Islam (20%). Ma la religione dominante è l’animismo, più conosciuto come religione vodoo del Sud Benin. Nonostante questa presenza forte dell’animismo, i cristiani sono presenti in vari settori e danno un forte aiuto nei servizi sociali (ospedali) e scolastici (scuole elementari, medie e superiori). Il Benin conta 10 diocesi, circa 1000 sacerdoti e 300 parrocchie. Quest’anno si celebrano i 150 anni dalla prima evangelizzazione (1861) e a conclusione di questo giubileo ci sarà la visita di Papa Benedetto XVI dal 18 al 20 novembre. Una curiosità: il primo missionario fu un genovese, Francesco Borghero della congregazione Società Missioni Africane.
Cosa pensi di San Mauro e della sua comunità?
Guardo al futuro della Chiesa di San Mauro (e dell’Italia in generale) con molta speranza. Tanti giovani si impegnano per dare una formazione spirituale ai ragazzi. Il lavoro dell’oratorio Chiara Luce del Sacro Cuore di Gesù (Sambuy) e degli altri oratori, i campeggi estivi ad Ulzio e Pialpetta, l’animazione dei numerosi gruppi di giovani sono segni di speranza per la Chiesa sanmaurese. Magari non danno ancora i frutti sperati. Ma con l’impegno dei parroci e degli animatori si avrà un futuro splendido. Servono dunque tanti operai convinti. Prego il Signore di mandare tanti collaboratori pastorali alla sua messe. Approfitto di questa opportunità per ringraziare i parroci e tutta la comunità di San Mauro che mi accoglie ogni anno.
Emanuele FRANZOSO

Sospeso il piano edilizio


La sospensione dei piani urbanistici che prevedono nuovi complessi residenziali a San Mauro. L’emergenza economica e occupazionale, ma anche l’impegno per sviluppare la rete di trasporti, le risorse culturali. Sono i temi che il nuovo sindaco Ugo Dallolio, a capo di una Giunta di centrosinistra, discute con «Testata d’angolo» a pochi mesi dalla sua elezione. È tradizione del nostro giornale verificare periodicamente l’attività dell’amministrazione comunale: un modo per facilitare la lettura dei fatti ai cittadini e per favorire la partecipazione politica, soprattutto quella dei giovani.
Etica e politica. Signor Sindaco, avete inaugurato il vostro mandato aumentando la retribuzione economica del primo cittadino...
La retribuzione percepita dal sindaco non è aumentata neanche di un euro. Il mio predecessore percepiva 1.395 euro mensili, tanti quanti ne percepisco io. L’apparente aumento è dovuto al fatto che il mio predecessore era un
lavoratore autonomo, mentre io sono un lavoratore dipendente e per il particolare meccanismo previsto dalla legge il lavoratore dipendente percepisce la metà dell’indennità rispetto al lavoratore autonomo. Se si fossero lasciati gli stessi parametri avrei percepito la metà del mio predecessore. Tengo anche a sottolineare che l’amministrazione comunale nel suo complesso costa alla Città meno di 7 mila euro mensili.
La vostra Giunta muove i primi passi, ma c’è già qualcuno che vi accusa di assenteismo. Vi sembra di dedicare tempo sufficiente al governo della Città?
Dedico alle incombenze del Comune una quarantina di ore alla settimana distribuite tra le prime ore del mattino e il secondo pomeriggio, dopo le 17. Nel resto della giornata devo osservare i miei doveri di lavoratore dipendente, come gli altri assessori . Siamo stati eletti proprio perché condividiamo la situazione di molti. Gli assessori che sono impegnati nelle questioni sociali hanno una presenza giornaliera: mi riferisco ad Arborea che ha la delega al Sociale, Gilardi nel settore del Commercio e Reymondet nella Cultura. Altrettanto fa il vicesindaco Lucrezia Colurcio che ha la delega al Territorio e all’Urbanistica. Borgogno non ha presenza giornaliera, perché di mestiere fa il capo gabinetto del Sindaco di Torino Piero Fassino, ma non ha incarichi che lo pongano a contatto del pubblico. Posso dire che Borgogno rappresenta un recupero importante per la nostra città, non solo perché è un sanmaurese e abita a San Mauro, ma perché, data la sua professione, può garantirci un respiro territoriale diverso.
Quali problemi ha trovato insediandosi in Municipio?
Ho conosciuto una realtà con molti problemi di tipo geologico e territoriale. L’80% delle persone che mi cercano hanno di questi problemi. È il risultato di 20/25 anni caratterizzati da un certo tipo di gestione della città, che dovrà essere ripensato.
Poi pesano molto gli sfratti e la mancanza di lavoro. La crisi a San Mauro è pesante. Mi sono attivato con il Cisa (il consorzio intercomunale) e con l’Atc: dovremmo ottenere la disponibilità di alcuni alloggi per i nuclei bisognosi. Per quanto riguarda il lavoro abbiamo ottenuto dalla Fondazione San Paolo 45 mila euro che ci consentiranno di attivare 380 ore di lavori socialmente utili per 11 disoccupati. È poco, ma il Comune non ha la possibilità di creare direttamente lavoro. Possiamo però cercare di creare le condizioni per attirare attività lavorative. A settembre si aprirà un tavolo con la Provincia, i comuni di Torino e di Settimo (in attesa che entri nella partita anche la Regione) per valutare soluzioni per l’area di Pescarito, che logisticamente è ben collocata. Il problema è cosa fare per attrarre industria e commercio in una situazione di crisi economica. Con i comuni del nord est (Settimo, Borgaro, Caselle, Volpiano, San Benigno) che coinvolgono 120 mila abitanti si cercheranno azioni coordinate per il commercio e altre manifestazioni di tipo economico, oltre che sinergie di servizi.
La vostra campagna elettorale ha puntato molto sulla riorganizzazione del territorio e su una politica che guardi più alla riqualificazione che alla costruzione di nuovi insediamenti abitativi. Quali saranno le azioni che conseguiranno?
Da settembre si comincerà ad organizzare tavoli di lavoro con i cittadini per riorganizzare il territorio e il futuro di San Mauro dandoci una prospettiva di 15 anni. Nel frattempo saranno sospese le varianti urbanistiche 11 e 14 (che prospettavano la costruzione di nuove unità abitative nella zona pedecollinare e nell’Otre Po, ndr.).
Non le sembra un po’ generico parlare di tavoli di lavoro? Chi concretamente dovrebbe farne parte?
Niente di demagogico. Ho in mente certamente tecnici con designazione politica, appartenenti a tutte le aree politiche, ma anche opinion leader. Per gli opinion leader occorre individuare criteri di scelta: possono essere rappresentanti delle borgate, leader di movimenti spontanei, rappresentanti veri della società civile. E occorre rivalutare la collina da un punto di vista paesaggistico e turistico. Il territorio va difeso, ma coinvolgendo anche i privati. Non prevediamo costruzioni nuove, ma occorre realisticamente ragionare sull’esistente. Bisognerà poi intervenire sui trasporti avendo occhio soprattutto alle esigenze di anziani e studenti. Si tratta di rendere funzionale la linea 3 sull’asse Settimo/San Mauro e di ridiscutere il percorso del 57, che dovrebbe servire meglio la zona, ma essendo doppio non può circolare in tutte le strade. È un problema da risolvere.
Pensa che il Comune di San Mauro, pur con le ristrettezze di bilancio, debba continuare a investire nel recupero di Santa Maria di Pulcherada?
Sono convinto che le risorse vadano trovate. Il lavoro va ultimato. L’affresco del Cristo pantocratore che è venuto alla luce con le prime opere di recupero è di grande valore artistico e storico, forse la testimonianza più significativa nel panorama medievale piemontese. Può diventare una importante attrattiva turistica e avere anche ricadute economiche per la città. Sarebbe interessante creare un circuito con l’Abbazia di Novalesa. Senza scordare che San Mauro ospita gli uffici della Burgo che sono stati progettati dal grande architetto brasiliano Niemaier, che è tra i progettisti della capitale Brasilia. La Burgo potrebbe dare la propria disponibilità per alcune visite guidate.
Roberto PORRATI

Per la liturgia nelle parrocchie

Sarà capitato anche a voi di andare a Messa in qualche chiesa che non sia la vostra parrocchia abituale e avere fatto paragoni o commenti, sia positivi che negativi, mettendo a confronto il modo di celebrare l’eucaristia. A me succede spesso. Per chi è «addetto ai lavori» è più facile cedere alla tentazione di «verificare» se tutto si svolge secondo le «norme».
Anche chi non ha studiato principi e norme della liturgia comprende comunque se una celebrazione è stata preparata e curata, oppure lasciata al caso, alla improvvisazione. Forse siamo talmente abituati a partecipare alla Messa, siamo abituati a trovare la chiesa aperta, illuminata, riscaldata, fiorita, pulita, siamo abituati a vedere che qualcuno proclama la Parola, altri cantano, altri raccolgono le offerte, che non ci domandiamo: «Chi si occupa di tutto questo?».
Già: chi si prende cura delle nostre celebrazioni? Nelle parrocchie, oltre ai parroci che sono i primi responsabili della vita liturgica, c’è qualcuno di buona volontà, con una sensibilità verso il mondo della liturgia, che ha scelto di offrire il suo servizio alla comunità in questo campo. È ovvio che chi viene scelto per svolgere tale servizio (perché di servizio si tratta) deve svolgerlo in modo corretto e responsabile, avendo cura di prendere conoscenza di questo meraviglioso mondo, preoccupandosi della propria formazione e avendo la consapevolezza che il servizio alla liturgia richiede tempo. Intorno agli operatori liturgici nasce quello che viene chiamato il «gruppo liturgico», un gruppetto di persone che collaborano ognuna per la sua parte, e di solito in modo silenzioso, nascosto e discreto. In questo gruppo rientrano coloro che si occupano di guidare la celebrazione, di curare la musica e il canto, la pulizia e il decoro della chiesa, di curare il turno lettori, dei ministranti, dei ministri straordinari dell’Eucaristia.
Guardando le nostre parrocchie possiamo dire che tutte, chi più chi meno, hanno questo gruppo o almeno un referente, ma c’è ancora molto cammino da fare.
È importante che la celebrazione si svolga nelle «regole del gioco», senza eccessi, evitando abusi, perché la liturgia è
espressione di culto, cioè momento in cui, come comunità e come singoli, ci mettiamo di fronte a Dio per esprimergli il nostro grazie, per chiedergli aiuto, per sentirci avvolti dalla sua misericordia.
«Fare liturgia» fa bene a noi! «Fare liturgia» è dedicare del tempo a Dio per imparare a conoscerlo nella sua Parola e a gustarlo nei suoi sacramenti. «Fare liturgia» è andare alla fonte e al culmine di tutta l’azione della Chiesa (Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Liturgia).
A nome di coloro che nelle nostre parrocchie cercano di curare la liturgia, perché ogni domenica sia una festa dell’incontro con Dio e con i fratelli, chiedo a te che stai leggendo: non ti piacerebbe offrire il tuo contributo inserendoti in uno dei vari servizi necessari a dare dignità e solennità alla celebrazione? Scoprirai un tesoro nascosto che in primo luogo aiuterà te ad entrare nella bellezza della preghiera millenaria della Chiesa per poi condividerla con i fratelli in un cuor solo e un’anima sola. Grazie.
Vito

Servizio prelievi in via Torino

Martedì 6 settembre ha ripreso la sua preziosa attività il nuovo centro prelievi di sangue dell’associazione Mariuccia Allovio, attiva da quasi vent’anni a Settimo, Castiglione e San Mauro Torinese.
Oltre al servizio di trasporto solidale a disabili ed inabili (11 mila trasporti di persone in difficoltà solo nel 2010) la scorsa primavera è stato attivato il servizio prelievi (con richiesta) presso gli Uffici della Medicina Legale di via Torino 164.
Le prestazioni di laboratorio analisi sono interamente finanziate dall’Associazione. Dopo la chiusura estiva, nel mese di agosto, il servizio è nuovamente in funzione: vi si può accedere tutti i mercoledì dalle 8 alle 9.
L.P.

lunedì 5 settembre 2011

CONOSCIAMO IL CORO DI SANT’ANNA; PAOLO,IL MUSICISTA ARTIGIANO.


Il gruppo che a Sant’Anna gestisce i canti liturgici durante la messa delle 11.30 e nelle principali festività e rodato ed affiatato. Raffaella Boscolo (40) ne è la direttrice, Enrico Trogolo (19) suona il basso, suo fratello Stefano Trogolo (22) suona la chitarra e Paolo Audello (27) suona l’organo. A loro si aggiungono una ventina di cantori.
E’ per conoscere meglio Paolo che una domenica d’estate siamo andati a parlare con tutto il gruppo.
Si trovano a suonare il Venerdì sera, e il gruppo di cantori è formato da altri 20 elementi. In alcuni casi vengono fatti anche dei concerti in occasione di particolari eventi. Raramente manca qualcosa di buono da mangiare e qualcosa di caldo da bere, e le prove sono aperte a chi desiderasse dare parte del proprio tempo per animare, anche non sapendo propriamente cantare, può provare ad unirsi a loro.
Raffaella è da quindici anni che porta avanti il gruppo: per fare questo mette molta pazienza e soprattutto un lungo e continuo percorso di formazione. L’Istituto Ufficio Liturgico Nazionale organizza dei corsi per animatori liturgici che comprendono anche canto e lettura della Parola, che durano dai due anni in avanti. Raffaella li ha frequentati (e anche Paolo Audello) e sottolinea come questa formazione ricevuta sia parte importante del lavoro che stanno svolgendo insieme: «La celebrazione non mai qualcosa che si possa improvvisare… è qualcosa da “maneggiare con cura”».
Il repertorio del gruppo è quello canonica e suggerito, ma non hanno problemi a proporre anche brani dei Gen, di Frisina e di Machetta… e anche brani pop, come gli U2. “A volte facciamo dei concerti per la comunità – spiegano – come ad esempio è stato in occasione dei 50 anni di Sant’Anna o per Natale. In quei casi eseguiamo anche altri brani”
Ci intratteniamo qualche minuto con Paolo, l’organista. L’organo è uno strumento che viene suonato per mezzo di tastiere e di una pedaliera; particolare da non trascurare in quanto – come ci dice lo stesso Paolo – è l’unico modo per dare espressività a questo strumento che, non essendo come il pianoforte sensibile all’emotività del pianista, è l’ideale per un’esecuzione che debba favorire la preghiera. Per migliorarsi a gestire i registri Paolo ha unito l’esperienza artigiana appresa dal nonno Giovanni e dalle nuove tecnologie: ha chiesto a vari organisti dei progetti di pedaliere, non soddisfatto ha disegnato il proprio e si è messo a costruire i 30 pedali e le 30 molle nel legno. Ha poi collegato ogni pedale a un circuito che genera segnali midi che, collegato a un computer, riproduce piuttosto fedelmente (si tratta di un file audio di alta qualità) il suono dell’organo. In questo modo può permettersi di migliorare la propria tecnica anche da casa.
E’ un approccio perfettamente in linea con l’ottica di Paolo, per cui la musica è un mestiere (fa corsi di musica e canta come tenore) tende sempre a provare nuove esperienze e allargare i propri confini musicali. Iniziato allo spartito a 7 anni dallo zio Vito e con un corso di musica, ha sviluppato l’intenzione di fare il musicista: sassofonista nella banda del paese, chitarrista autodidatta, fonda un gruppo rock; al primo anno dell’università conosce un batterista con cui approfondisce l’ambito delle percussioni, tiene dei corsi di chitarra a Collegno, ha rapporti con un ensamble di musica cubana e intanto frequenta masterclass e seminari di approfondimento, proponendosi di suonare lo strumento del flauto in parrocchia. Ultimamente sta cercando di approfondire la propria voce come strumento: un soprano ha visto in lui un futuro nella lirica (passione del nonno Giovanni) e appena ha avuto la possibilità Paolo ha iniziato anche questo percorso.
In parrocchia da qualche anno suona l’organo: Paolo lo vive come servizio, secondo la massima di San Paolo per cui “ognuno partecipa portando il proprio dono”. La musica per Paolo è un mestiere che mette, con professionalità e giusto impegno, al servizio della comunità.
Matteo DE DONA'